Messina: riparte il piano di riequilibrio. Sturniolo, “Piano senza i debiti delle partecipate e presidenza sui generis. Senza il Commissario non ci sarebbe stato il tempo di rimodularlo”

Il Consiglio Comunale approva “senza se e senza ma”, e anche senza possibilità di discussione vista la maggioranza bulgara, il Piano di Riequilibrio. L’opposizione si tura il naso e si astiene. Ecco ripartire così il nuovo piano di riequilibrio di una Messina che doveva essere salva e che invece salva non lo è affatto. Debiti miracolosamente diminuiti a 155 milioni dai ben 555 precedenti, ma senza quelli delle partecipate: un netto calo che non convince in quanto il risparmio concretizzato dalle transazioni è di soli 60 milioni. Un valore e un’operazione contabile questa che convincerà il Ministero e la Corte dei Conti? Si vedrà, tanto il tempo c’è. E se di tempo ce n’è lo si deve, diversamente da quanto ha affermato a caldo il sindaco Basile, proprio al Commissario Leonardo Santoro che aderendo alla rimodulazione ha permesso proprio di avere tempo al consiglio comunale ed a questa amministrazione “di continuità”.

Ma a descrivere quanto accade in forma chiara e senza filtri è colui che di piano di riequilibrio se ne intende e che ne ha sempre fatto l’analisi, fin dalla sua prima produzione. Lui è Gino Sturniolo, ex consigliere comunale in quota Accorinti, poi dimessosi per coerenza e ex candidato a sindaco nell’ultima tornata elettorale.

STURNIOLO, “presidenza sui generis

“La discussione della rimodulazione del Piano di Riequilibrio avvenuta ieri in Consiglio Comunale ci dice di cosa saranno i prossimi cinque anni. Intanto una gestione della presidenza sui generis. Il Presidente del Consiglio dovrebbe favorire la discussione, soprattutto in un’aula nella quale la forza della maggioranza è straripante nei confronti della minoranza. E invece Pergolizzi arriva a redarguire un collega perché avrebbe espresso delle perplessità sul parere reso da un dirigente. Una cosa intollerabile che è passata senza che nessun consigliere difendesse le proprie prerogative. E perché non dovrebbero essere discussi i pareri?

I DEBITI DELLE PARTECIPATE E I RISPARMI SUL PERSONALE

Ieri Basile ha presentato un Piano di riequilibrio che non contiene i debiti delle partecipate. Qualche anno fa ha messo un parere positivo su un Piano che invece quei debiti li conteneva. Era giusto prima o è giusto adesso? Certo, l’opposizione è minoritaria, ma neanche così. A definirla timida gli si fa un encomio. Nessuna discussione nel merito. Nessuna. Né un numero, né un riferimento normativo.

Eppure di cose ce ne sarebbero da dire. Ad esempio, Trischitta ha sollevato una questione (in verità ne avevamo parlato più volte e gli avevo detto di averne scritto su questo). La riduzione del personale ha assicurato negli anni scorsi un notevole risparmio. Citando il precedente Piano, Trischitta ha gettato lì il numero di 124 milioni. In passato ne avrei calcolati forse anche più. Perché? Perché i risparmi, come ha detto Basile per le riduzioni dei fitti passivi si storicizzano. Si poteva fare questa domanda. Perché gli accantonamenti nel Piano sono inferiori? E’ possibile che i risparmi per riduzione del personale siano stati eccedenti a quanto previsto dal Piano? Se sì, perché lo si è fatto?

QUELLA NORMA FATTA PASSARE PER “ENCOMIO” ALL’AMMINISTRAZIONE

Di tutte le cose ascoltate, però, quella più singolare l’ha detta il Sindaco quando ha attribuito all’azione dell’amministrazione la mera citazione di una norma da parte della Corte dei Conti. A un certo punto Basile dice che il giudizio della Corte dei Conti nei confronti dell’opera di risanamento da parte dell’amministrazione è talmente positivo che (e qui cita la delibera con la quale si dispone che la riformulazione del Piano di Riequilibrio debba tornare alla Commissione ministeriale) “la soluzione adottata nella deliberazione 24/2022 era fondata sul richiamo in base al quale, in caso di emersione, nella fase di attuazione del Piano e in sede di monitoraggio, di un grado di raggiungimento di obbiettivi superiori rispetto a quello previsto …”. Peccato che in questo giudizio la Corte non si riferiva all’azione del Comune di Messina, ma si riferiva al fatto che nella versione della Legge di stabilità si faceva riferimento al Comma 243quater, comma 7bis del Tuel, che appunto si riferisce ai casi in cui si verifica quella fattispecie che è, ovviamente, possibile solo nei casi in cui il Piano di Riequilibrio sia stato già approvato dalla Corte dei Conti e sia, dunque, possibile, semplicemente rimodularlo.

Essendo stato nel Milleproroghe espunto questo riferimento, ovviamente il Comune di Messina, che ha avuto il Piano approvato solo dal Consiglio Comunale non può che riformularlo e, dunque, questo non può che passare nuovamente dalla Commissione Ministeriale. Per dirla in parole semplici Basile prende una considerazione della Corte dei Conti finalizzata a giustificare il cambio di valutazione sul fatto che adesso il Piano dovrà tornare alla Commissione Ministeriale e se lo autoattribuisce come merito.

QUEL “GRAZIE” MANCATO AL COMMISSARIO SANTORO

Inutile, inoltre, che si metta la croce sul Commissario Santoro, che ha solo fatto l’atto dovuto di aderire alla possibilità di rimodulare o riformulare il Piano e ottenere, così, i giorni necessari per poterlo approvare adesso. Senza quella azione del Commissario i tempi sarebbero scaduti e la responsabilità sarebbe stata dell’ex sindaco De Luca che si era dimesso e aveva dato indicazioni ai consiglieri a lui vicini di non prelevare la delibera di Giunta per portarla in aula.

Infine, lo abbiamo capito tutti che i debiti delle partecipate, in virtù del divieto del soccorso finanziario, non devono stare nel Piano di Riequilibrio, ma, e lo ha detto finalmente anche Basile, bisognerà prevedere un fondo a copertura delle rivendicazioni dei creditori. Possibile che per coprire la riduzione da 552 a 155 milioni (quando il risparmio tramite le transazioni è di una sessantina di milioni) ne bastino solo la decina previsti? Mah, quando avranno la bontà di pubblicare il Piano di Riequilibrio sul sito del Comune proveremo a vedere se ci sono più risposte di quanto il dibattito d’aula ci abbia dato”.

carpe diem banner

Rispondi

Scroll to top
Close