Sbaraccamento, Currò: «Bisogna focalizzarsi sulla qualità degli interventi»

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L’assessore designato da Gino Sturniolo (“Messina In Comune”) interviene sulla necessità di adottare delle politiche abitative legate al risanamento che soddisfino le esigenze dei cittadini e della città. Poi un commento anche sulle liste dei baraccati: «Non intravediamo alcuna autodeterminazione in questo processo, ma l’utilizzo inaccettabile della categoria dei baraccati»

MESSINA. «La questione sbaraccamento, legata a quella dei finanziamenti, poggia su uno spregiudicato equilibrismo politico istituzionale che ha permesso di raggiungere dei risultati grazie all’impegno in Parlamento dei deputati messinesi (anche di diverso colore politico) che, insieme, hanno lavorato per destinare delle somme. Il punto, adesso, però, non sono più i soldi. O meglio: non è la quantità di soldi previsti, ma la qualità degli interventi progettuali, legati ai bisogni dei cittadini e alla qualità dell’abitare». Così, in una nota, l’assessore designato per le Politiche Abitative dal candidato a sindaco Gino Sturniolo (“Messina In Comune”), Antonio Currò, dopo i recenti commenti rilasciati durante la campagna elettorale dalle diverse fazioni politiche.

«Dell’importanza di una qualità di intervento che soddisfi la città, purtroppo, ce ne si è accorti troppo tardi. La campagna elettorale, per fortuna, mette a nudo la verità – sottolinea Currò – Messina ha afferrato 150 milioni di euro e con questi soldi si sta dando vita a delle vere e proprie “enclave urbane”, dei casermoni di sei o addirittura otto piani in cui si trasferiscono i cittadini allontanati dalle baracche. Strutture che accolgono centinaia di alloggi e che non risolvono il problema dell’inclusione sociale. Anzi, avviene una sorta di “ricompattamento dell’esclusione sociale” e in maniera esponenziale si riproduce dentro questi casermoni quello che si è cercato di combattere nelle baracche. Si ottiene soltanto un altro fenomeno che segue la stessa scia delle Vele di Scampia a Napoli. O, se non vogliamo andare così lontano, delle palazzine di Bisconte».

«Per quanto riguarda la lista dei baraccati, non ne facciamo una questione morale o etica – commenta l’assessore designato – Per tanto tempo gli inquilini delle baracche sono stati usati come carne di consenso e illusi in virtù di promesse più o meno rispettate. Nel caso della lista elettorale si compie un salto di qualità in negativo: approdiamo alla politica della gratitudine, della riconoscenza. Nulla di più lontano, a nostro avviso, dall’emancipazione di un gruppo di persone residenti in aree difficili e degradate della città. Non prendiamoci in giro e non prendiamo in giro i messinesi. Qui si assurge un gruppo a categoria sociale. Anzi, peggio, a categoria politica. Non intravediamo alcuna autodeterminazione in questo processo, ma l’utilizzo inaccettabile della categoria dei baraccati».

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