Ex teatro in fiera, Gino Sturniolo risponde ai quesiti di Elio Conti Nibali

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Il candidato a sindaco della lista “Messina In Comune” spiega cosa ne pensa dell’affaccio a mare dove prima sorgeva l’area fieristica di Messina: «Lasciamo aperto, almeno per il momento, quel varco. Almeno fino a quando la città non riuscirà a riappropriarsi dell’area»


MESSINA. «Alcuni giorni fa Elio Conti Nibali, in un suo intervento pubblicato dalla Gazzetta del Sud, ha posto due domande ai candidati alla carica di Sindaco della Città di Messina: 1) Quanto siete disposti ad impegnarvi per evitare che ulteriori cesure si formino alla vista dello Stretto di Messina? 2) Siete d’accordo che lì dove sorgeva il Teatro in Fiera sarebbe meglio non riedificare? Ho deciso di accogliere il suo appello». Così il candidato sindaco della lista “Messina In Comune”, Gino Sturniolo, che risponde ai quesiti posti dal cittadino, in linea con il programma elettorale presentato dalla lista.

«Nel porre le domande Elio faceva riferimento ad un intervento del professore Michele Ainis, pubblicato all’indomani dell’abbattimento del vecchio teatro. In quell’intervento il noto giurista messinese invitava a lasciare libera quell’area – dichiara Sturniolo – Il senso prevalente della nostra proposta elettorale è fondato sulla centralità del paesaggio dello Stretto. Come si usa dire, la visione di città che proponiamo è incentrata su quelli che definiamo con uno slogan “i beni immateriali che la natura e la storia ci hanno donato: il paesaggio, il clima e il patrimonio culturale”. La nostra lotta contro la costruzione del Ponte sullo Stretto è, d’altronde, da sempre incentrata sulla salvaguardia del paesaggio, sulla sua relazione con il nostro vissuto». 

«Il paesaggio caratterizza il territorio e tra abitanti e territorio c’è un rapporto di convivenza. Tutte le volte che si rompe questo rapporto, che la sottomissione a interessi diversi da quelli degli abitanti prevale, vengono messi in crisi i fragili equilibri ecologici che regolano le nostre vite. Insomma, tra le storie degli uomini e i luoghi che le ospitano c’è un legame indissolubile – spiega il candidato di “Messina In Comune” – Il nostro tentativo è pensare che possa esserci anche un nesso tra lo sviluppo economico della città e il suo paesaggio, che questo possa rendere la città talmente attraente da renderla attrattiva anche nei confronti delle attività produttive, che la cura del territorio possa avere un carattere innovativo, non museale. Dentro questa visione vorremmo mettere anche i flussi finanziari che stanno per attraversare le città e i bilanci dei Comuni».

«Gli spazi del Porto, la Zona Falcata e l’area fieristica ci dicono di pezzi interi di territorio sottratti alla città. Nei fatti il Comune, l’ente che dovrebbe prendersi cura della città e dei suoi abitanti, svolge un ruolo marginale su queste aree. Questo è inaccettabile. Accade, così, che quella che una volta veniva chiamata Autorità Portuale, da strumento di organizzazione dei servizi portuali, diventa organismo di governo di una parte significativa della città e finisce per gestire ingenti flussi finanziari provenienti dalle tasse portuali. La sottrazione dell’area della Fiera alla città si è, dunque, tradotta negli anni nella sottrazione del paesaggio dello Stretto agli abitanti – sostiene – Che sia chiaro, non è stato il Teatro in Fiera, che è poi stato ribattezzato Teatro Pinelli prima che la furia repressiva decidesse di interrompere quella esperienza, a togliere la vista dello Stretto ai messinesi, ma la chiusura dell’area fieristica, la sua perimetrazione». 

«È stato per questo che, addirittura, delle macerie abbiano fatto prendere una boccata d’aria. L’abbattimento di un edificio ha aperto uno squarcio dal quale si è visto lo Stretto. Quando tutto è bloccato, l’apertura di un varco appare come una possibilità. Lasciamo, dunque, aperto, almeno per il momento, quel varco. Almeno fino a quando la città non riuscirà a riappropriarsi dell’area fieristica – conclude Gino Sturniolo – D’altronde, se un teatro è andato giù vuol dire che non era un teatro che verrà riedificato, ma un edificio di servizio dove gli spazi dedicati alla cultura avranno un ruolo marginale».

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