Polizia Municipale, trasferimenti al civile: il CSA segnalò subito il rischio di svuotamento delle strade ed il blocco degli uffici. Passaggi a norma?

Il problema innescato dall’operazione voluta dall’ex sindaco De Luca e dalla sua assessora Dafne Musolino, volta a trasferire dal ruolo attivo a quello civile tanti, troppi, agenti della Polizia Municipale, è stato da subito segnalato all’amministrazione dimissionaria proprio dal CSA di Messina. Giordano e Fotia di CSA avevano subito segnalato che l’operazione avrebbe comportato lo svuotamento delle strade e grandi difficoltà negli uffici. L’esiguità di personale endemica per la Polizia Municipale di Messina e l’età media, tra le più anziane d’Italia, sono dei vincoli a cui non si può derogare e che dovevano essere tenuti in considerazione. Inoltre l’esperienza del personale parzialmente o totalmente inabile al servizio esterno ma impiegato negli uffici era una risorsa preziosa la cui assenza oggi sta velocemente ed inesorabilmente mettendo in difficoltà l’amministrazione commissariale della città.

E, poi, e soprattutto, con l’operazione “pulizia” come venne definita da De Luca, volta solo al taglio ed al “risparmio”, che nei fatti non c’è, calpestò la DIGNITA’ di personale che nella maggior parte dei casi si è ritrovato inabile al servizio esterno a causa del lavoro usurante svolto proprio a vantaggio del Corpo e che è stato spogliato della divisa dall’oggi al domani.

Nei fatti l’amministrazione De Luca spogliò quasi 80 operatori di Polizia Municipale nonostante la loro storia ed il loro curriculum di servizio. Per un risparmio, ripetiamo, che nei fatti non c’è perché le indennità, la maggior parte, dovranno essere corrisposte ugualmente.

Intanto però gli uffici si sono svuotati e molti agenti che prima erano in servizio esterno hanno dovuto ridurre i servizi in strada di controllo del territorio per andare a coprire l’attività d’ufficio. Perché questa attività interna può essere svolta solo da chi porta una divisa.

La beffa più grande, infatti, fu quella di prevedere che lo stesso personale spogliato della divisa e con minori riconoscimenti avrebbe, secondo De Luca e Co., continuare a svolgere il servizio svolto normalmente negli uffici ma non più in qualità di agente. Una situazione psicologicamente insopportabile per chi dopo 30 anni di servizio si ritrovava improvvisamente gettato via, perché inabile, spesso per causa di servizio, diretta o indiretta.

Oggi si corre ai ripari. Lo ha chiesto da sempre il CSA che si tornasse indietro, gli altri sindacati si sono poi accodati. Ed è una realtà da sottolineare. Così come è da evidenziare che da tempo sempre il CSA denuncia che questi passaggi al ruolo civile non sono regolari in quanto l’amministrazione De Luca non si è rivolta alla commissione medica ufficiale per effettuarli. L’auspicio è che tutti gli agenti sottratti al Corpo e trasferiti al civile possano tornare immediatamente al loro ruolo di dignità e di riconoscimento della storia del loro servizio. Non solo per un’ovvia ed evidente opportunità di natura amministrativa. Ovvia lo era anche prima, ma non, evidentemente, per chi ha lasciato Palazzo Zanca.

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