Deposito GNL a Messina: la risposta di MEGA a De Luca e Basile. “Non è un rigassificatore ma un deposito”

“Perché attaccare il progetto di un deposito di GNL dicendo che è un rigassificatore? A chi dà fastidio il processo avviato per la riqualificazione del waterfront nord di Messina? Chi è che risponde a logiche politico-affaristiche?”. Inizia così il post social di Mario Mega presidente della Autorità portuale di Sistema di Messina, a Cateno De Luca e Federico Basile. Quest’ultimo in un post aveva dichiarato: “La pericolosità di tale impianto non ha bisogno di dotte spiegazioni, per comprenderla basta sapere che la normativa relativa alle distanze di sicurezza prevede un divieto di molte attività nel raggio di due miglia nautiche dalle coordinate esatte del rigassificatore“.

Ma quello di cui si parla è un deposito di gas liquefatto e non un rigassificatore. Cosa ben diversa in termini di normative di sicurezza e di pericoli da prevedere.

“In queste prime settimane di campagna elettorale a Messina ci sono stati alcuni attacchi al sottoscritto ed alla AdSP dello Stretto sia per l’intervento di realizzazione del deposito di GNL a Pistunina che per il processo avviato per il waterfront nord tra il torrente Boccetta ed il torrente Annunziata.

Non avrei mai voluto intervenire nel dibattito e spero di non doverlo fare più nel futuro ma non è possibile leggere certi attacchi senza fare qualche piccola precisazione a tutela mia e dell’Ente che rappresento.

Comprendo che le logiche della campagna elettorale portino a sposare qualsiasi interesse, anche privato, alla ricerca di consensi ma come solito ci sono modi e modi per farlo.

Si può essere contrari alla realizzazione del deposito di GNL ma spacciarlo per un rigassificatore (che è impianto ben più pericoloso e che stanno progettando in altri porti sia della Calabria che della Sicilia, ma non in quelli dello Stretto) è quanto meno poco corretto sperando che si tratti solo di cattiva informazione e non di scelta voluta per alimentare inutili allarmismi.

Ritenendo che ci sia stato un difetto di conoscenza precisiamo allora che un rigassificatore serve per trasformare il GNL che arriva allo stato liquido in gas da immettere nei metanodotti urbani che poi servono le abitazioni e le industrie. Il passaggio del gas dallo stato liquido allo stato gassoso è una attività industriale molto delicata che comporta misure di sicurezza molto spinte. Noi non abbiamo nemmeno preso in considerazione questa ipotesi come si può ricavare dallo studio di fattibilità che è liberamente consultabile.

Il deposito di GNL, invece, non è niente più che un grande distributore di carburanti con dei serbatoi dove il GNL arriva allo stato liquido, viene conservato sempre allo stato liquido per essere poi distribuito, sempre allo stadio liquido, con piccole navi o con autocisterne per l’alimentazione di navi e mezzi pesanti che hanno motori che vengono alimentati direttamente con quel carburante liquido senza necessità di preventiva trasformazione in gas aeriforme. Il livello di rischio è totalmente differente perchè si tratta di attività completamente diverse.

Ci sono comunque delle norme tecniche di sicurezza da rispettare e certamente tutti gli Enti coinvolti nel processo autorizzativo ed in prima battuta anche lo scrivente saranno più che attenti che questo accada.

Ho già precisato, nel corso dell’incontro pubblico di presentazione dell’intervento, che è prevista anche l’opzione “zero” e cioè che il deposito non si realizzi se il progetto finale non otterrà tutte le autorizzazioni previste per legge.

Il rispetto del territorio si concretizza anche nell’impegno quotidiano a cercare di promuovere sviluppo economico sostenibile e non a lasciarlo in abbandono o nel degrado.

Occorre poi tenere presente che allo stato non c’è alcun progetto ma solo l’individuazione di un’area che, tra alcune decine di siti considerati, è stata ritenuta, da uno studio prodotto su nostro incarico da una delle più esperte società italiane di progettazione di questo tipo di impianti, quella con le migliori caratteristiche per la sua realizzazione. Lo studio di fattibilità elaborato non ha certamente la finalità di scegliere la soluzione progettuale ma solo di delineare le condizioni da considerare per proporre una soluzione operativa.

Il progetto vero è proprio sarà quello che risulterà vincitore della procedura di project financing che è stata avviata per individuare il soggetto che, investendo 60 milioni di proprie risorse e 30 milioni di finanziamento pubblico, lo dovrà realizzare e poi gestire.

Oggi, quindi, parlare di un progetto che non è sicuro e non rispetta le norme è pura fantasia perchè il progetto ancora non esiste. Nello studio di fattibilità che è stato elaborato sono indicate le norme da rispettare ed è già precisato che occorrerà tenere in attenzione l’esistenza di edifici nelle aree limitrofe come indicazione puntuale ai partecipanti alla gara che dovranno tenere nella massima considerazione questa situazione trovando le soluzioni tecnologiche ed impiantistiche che rendano il deposito sicuro e rispettoso delle norme.

Qualcun altro ha sollevato il problema dell’accesso all’area con viabilità non adeguate. Anche su questo vorrei rassicurare tutti. Nel quadro economico preliminare, cui i partecipanti alla gara dovranno uniformarsi, è previsto che un terzo del finanziamento pubblico (pari a circa 10 milioni di euro) sia destinato al miglioramento infrastrutturale di tutta l’area interessata dall’ intervento con ciò comprendendo non solo i nuovi collegamenti stradali ma anche la riqualificazione del fronte mare che così potrà essere restituito alla libera fruizione degli abitanti.

Un intervento quindi che sarà realizzato solo se sarà sicuro, rispettoso dell’ambiente e che comporterà la riqualificazione dell’area adiacente secondo le strategie delineate dal PNRR e dal PNC con i cui fondi è finanziato.

Qualcuno sostiene poi che il deposito sia inutile, altri che testimoni uno strabismo nelle strategie di protezione dell’ambiente. Tutt’altro!

Oggi l’area dello Stretto è tra gli spazi marittimi più inquinati del territorio nazionale a causa di un sistema di traghettamento con navi di vario genere, per la stragrande maggioranza dei casi di vecchia costruzione, che utilizzano come carburanti derivati del petrolio con enorme produzione di CO2 e NOx vari.

Nel medio termine, sino a quando non saranno disponibili motorizzazioni operative ad ammoniaca, idrogeno o chissà cosa altro, tutti gli armatori si stanno orientando per motorizzazioni ibride privilegiando il GNL allo stato liquido. Diversamente da quanto sostenuto da qualcuno con l’elettrificazione delle banchine, cui peraltro stiamo provvedendo con altro intervento in corso sempre finanziato nell’ambito del PNRR/PNC, si risolve solo il problema dell’alimentazione delle navi in sosta in banchina mentre non è possibile ancora assicurare la navigazione se non a velocità incompatibili con i livelli di servizio da assicurare sullo Stretto.

Per non parlare della transizione energetica dei mezzi pesanti circolanti sulla rete stradale che al momento vede disponibili solo le motorizzazioni a GNL liquido, fra l’altro incentivate dal Governo nazionale, a cui gli autotrasportatori siciliani non possono accedere per la mancanza di questo carburante nell’isola.

Una strategia di sistema, quindi, che da un lato creerà le condizioni per avviare una reale transizione ecologica dei trasporti sullo Stretto di Messina e dall’altro creerà sviluppo e nuova occupazione per Messina oltre che un intervento di riqualificazione di un’area oggi degradata. Mettendo a disposizione nell’area dello Stretto GNL a costi sostenibili, rispetto a quello che costerebbe trasportarlo da chissà dove, si potrà anche arrivare a mettere fuori linea tutto il naviglio non adeguato senza danneggiare gli utenti.

Se ci sono altre proposte che producono effetti concreti come questi ma con modalità differenti noi saremo i primi ad esaminarle ed a sostenerle se migliori.

Ancora più strani gli attacchi sul waterfront nord che si considera che dopo decenni di tentativi a vuoto per ridare una funzione all’area della ex fiera oggi si contesta una procedura, ampiamente condivisa con la uscente amministrazione comunale, di una strategia complessiva che è anche passata da un confronto pubblico molto partecipato ed apprezzato pubblicamente dai più anche da quelli che tuttavia contemporaneamente poi tramano per sottrarlo all’AdSP forse solo responsabile di voler procedere, in attuazione del Piano Regolatore Portuale vigente, nella massima trasparenza e senza condizionamenti che non si rifacciano ad interessi pubblici e collettivi.

Per liberare Rada San Francesco dal traghettamento ed il centro città dal traffico di mezzi pesanti occorrono azioni concrete che vanno dalla realizzazione del nuovo porto di Tremestieri ad una programmazioni di interventi sostenibili su quelle aree che vadano incontro alle aspettative della collettività e non agli interessi economici di pochi. E’ forse questo che si vuole bloccare?

Da ultimo, ma non meno importante, si respingono al mittente tutte le insinuazioni per le quali lo scrivente si muoverebbe nell’interesse di logiche politico-affaristiche.

La mia storia professionale, non solo recente a Messina, è testimonianza di assoluta indipendenza da padrini o politici di turno e di netto rifiuto di accordi affaristici con chicchessia. Se la mia nomina e poi la mia amministrazione è continuamente e pubblicamente avversata da alcuni è proprio perchè sin dal primo giorno del mio insediamento, così come sino al mio ultimo giorno di lavoro a Messina, non ho voluto e mai vorrò nemmeno confrontarmi con chi non è portatore di interessi collettivi avendo io come unico riferimento il rispetto delle Leggi e della Costituzione.

Posso sbagliare, come chiunque spesso fa chi cerca di operare e non di galleggiare o di farsi trascinare, ma certamente non per seguire logiche che mi sono mai appartenute e che rifiuto con sdegno.

Mi auguro che nelle prossime settimane si ragioni e ci si confronti sulle attività in corso e programmate dalla AdSP dello Stretto ma con onestà intellettuale e senza mistificazioni.

Il dibattito sullo sviluppo di una città come Messina, di cui il porto è parte fondamentale, non può essere portato fuori dal confronto sui temi perchè poi chi sarà scelto per amministrare dovrà confrontarsi con i problemi reali e con le leggi e non con le promesse fatte per raccogliere qualche voto in più. Lo sviluppo si progetta. La decrescita si subisce” conclude MEGA.

In tarda serata la risposta dell’ex assessore Salvatore Mondello con la collaborazione dell’ex dirigente della Città Metropolitana, Puccio, che, nei contenuti ammette che si tratta di un deposito ma che, comunque, ne segnala i rischi:

“Rigassificatore o meno, un deposito di GNL risulta tra i siti di stoccaggio ad alto rischio di incidente rilevante. infatti, il GNL, ha le caratteristiche tipiche di una sostanza infiammabile, con la propensione ad incendiarsi ed eventualmente esplodere in determinate concentrazioni in volume con l’aria.”.

La nota completa di risposta:

DEPOSITO COSTIERO A PISTUNINA; RISPOSTA AL PRESIDENTE MEGA ED ALL’ONOREVOLE ZAFARANA.

Nota congiunta a firma dell’arch. Salvatore Mondello, ex assessore ai Lavori Pubblici e Salvo Puccio, già consulente dell’amministrazione De Luca in materia ambientale ed ex dirigente dipartimento ambiente Città Metropolitana

“Quando non c’è una risposta, la si getta in caciara confondendo le parole e parlando di altro; l’importante è non rispondere.

Intanto finalmente si riesce ad avere una interlocuzione con l’autorità portuale visto che pianifica, studia e progetta opere su terreni di competenza comunale (in termini di Pianificazione) e fuori dall’ambito di competenza portuale, senza interloquire formalmente né con le istituzioni, né tanto meno con la popolazione.

Se è vero che la prima interlocuzione è stata a gennaio perché il Sindaco (o l’amministrazione) non ha ricevuto nessuna comunicazione ufficiale di tale volontà? Si aspettava che si dimettesse?

Sicuramente la Giunta De Luca e per continuità il candidato Sindaco Federico Basile non possono essere accusati di miopia strategica e soprattutto di non conoscere le dinamiche territoriali (ne è la testimonianza la grande mole di progetti e finanziamenti che sono arrivati in riva allo stretto nell’arco di un triennio). Siamo stati e saremo sempre per le sinergie istituzionali e per lo sviluppo del territorio e tale attività è uno dei punti più importanti del programma elettorale. In merito all’Autorità di Sistema appare inusuale e singolare l’approccio alle questioni. Ma andiamo con ordine, in merito all’impianto non si è d’accordo in quanto non si comprende la motivazione per la quale per il “ridisegno” del waterfront della zona nord si è “montato” un metodo partecipativo (applaudito da tutti ed in particolare dal M5S) che è durato parecchi mesi e che ha coinvolto il territorio in tutte le sue componenti e per un tema così delicato ed importante si è pensato di risolvere la questione solo attraverso una comunicazione informale al Comune in fase preliminare per poi venire a conoscenza dell’attività di fattibilità sui giornali. Peraltro, in considerazione della vacatio amministrativa, sarebbe stato auspicabile attendere qualche mese per avere una Amministrazione in carica per poter interloquire.

Presidente Mega, il problema non è stabilire se si tratta di un rigassificatore o di un deposito di stoccaggio, ma mettersi d’accordo su quale sia la vocazione di un’area della città di Messina, quella a SUD e la sua compatibilità con un deposito di GNL.

E vorremmo sapere, perché l’Autorità di Sistema Portuale ritenga che questo sito sia da preferire ad altri, come ad esempio quello di Giammoro.

Rigassificatore o meno, un deposito di GNL risulta tra i siti di stoccaggio ad alto rischio di incidente rilevante. infatti, il GNL, ha le caratteristiche tipiche di una sostanza infiammabile, con la propensione ad incendiarsi ed eventualmente esplodere in determinate concentrazioni in volume con l’aria. In caso di rilascio accidentale, i vapori generati si comportano come una nube densa fino al momento in cui la temperatura della nube si innalza per mescolamento con l’aria e una volta riscaldati al di sopra dei –112°C, essendo più leggeri dell’aria, i vapori possono disperdersi rapidamente in atmosfera soprattutto se in ambiente non confinato. Inoltre, i fenomeni fisici di rilievo legati all’uso del GNL, infiammabilità, detonabilità, Roll-over, transizione rapida di fase (RPT), BLEVE (Boiling Liquid Expanding Vapour Explosion), Boil-off, devono essere accuratamente valutati non prevedendo questi siti in aree abitate e non evacuabili.

Inoltre, se fosse possibile, vorremmo sapere perché il MIMS abbia scelto Messina per proporre tale deposito, cosa abbia spinto l’Autorità a proporlo, che guadagno se ne possa vere in termini locali, in termini infrastrutturali, in termini economici ed in termini di ricadute occupazionali.

Oggi abbiamo saputo che tutte le viabilità verranno migliorate, ma secondo quale Piano? Avete già pianificato anche la viabilità? Per passare da dove? È possibile vedere la pianificazione viaria oppure è solo pensata, solo nei sogni?

Il presidente Mega continua, nella nota che ha mandato alla stampa, augurandosi “…che nelle prossime settimane si ragioni e ci si confronti sulle attività in corso e programmate dalla AdSP dello Stretto ma con onestà intellettuale e senza mistificazioni.

Il dibattito sullo sviluppo di una città come Messina, di cui il porto è parte fondamentale, non può essere portato fuori dal confronto sui temi perché poi chi sarà scelto per amministrare dovrà confrontarsi con i problemi reali e con le leggi e non con le promesse fatte per raccogliere qualche voto in più”

Grazie Mega per la bontà concessa alla Città di Messina peccato che prima si è presentata l’idea progettuale e poi, forse, lei vuole il confronto senza ricordare che un sindaco a gennaio c’era.

Infine, forse risulta utile ricordare che all’insediamento della Giunta De Luca i lavori del porto di Tremestieri erano fermi nonostante fossero stati appaltati già da tempo. Le motivazioni sono note a tutti: non si era riusciti a consegnare l’area per la presenza di persone nelle case presenti all’interno dell’area. Ebbene tale attività è stata risolta nel mese di agosto 2018 dall’Amministrazione De Luca. Quindi parlare di tentativi di bloccare lo spostamento degli imbarcaderi dalla Rada S. Francesco è un tentativo maldestro di spostare l’attenzione. Nel programma del candidato a Sindaco Federico Basile l’area è al centro di un ridisegno complessivo di tutto il sistema “Waterfront”.

A tutto ciò ci vorrebbe una risposta e finalmente si è aperto un dibattito visto che, chi si vanta di avere una interlocuzione diretta con l’Autorità Portuale dello Stretto, e con il Presidente Mega, su questo progetto non esprime una parola; insomma assistiamo alla stessa barzelletta del ponte dove M5S e PD non si esprimono perché, come dice De Domenico “non è il Sindaco che deve decidere queste cose”.

Sul ponte no! Sul deposito di GNL no! Ma un sindaco, o meglio, un candidato a Sindaco su cosa si deve esprimere? De Domenico batti un colpo! Tu che non hai paura di andare a parlare con Mega, chiediglielo tu perché hanno scelto quel sito. Inoltre, non si riesce a capire perché nessun esponente dei 5 Stelle si esprima.

E proprio al Movimento 5 Stelle si vuole invece chiedere un’opinione su questo progetto perché, se è vero che solo gli stupidi non cambiano idea, ed abbiamo assistito a piroette sulla TAV e sul TAP, non si capisce se, nello specifico, si voglia dare un sì al progetto: si attende una risposta dall’Onorevole Zafarana.

Invece la Zafarana ha sì risposto sulla diretta di ieri, ma si è ben guardata dal dire la sua sul deposito incentrandosi, facendo una confusione assurda, sulla Ex Sanderson e sul decreto dei siti orfani del MITE; insomma, distrazione sul problema parlando di un contorno che non era pertinente con la diretta di ieri.

Si vuole ricordare alla Zafarana che la discussione sulla Ex Sanderson si è avviata, ieri, proprio per evidenziare che i soldi per la bonifica del sito c’erano già, ed erano nella finanziaria regionale del 2018 nel famoso articolo 99 che prevedeva 25 milioni per la Ex Sanderson appunto.

Tale legge, osteggiata dal M5S che infatti ha votato contro, è stata invece approvata, impugnata dal governo Conte e poi resa legittima dalla Consulta; quindi, pienamente operativa ma mai applicata con un’omissione da parte della Regione Siciliana.

Proprio la Zafarana si è posta in maniera netta contro una legge che, invece, prevedeva fondi per oltre 100 milioni di euro per Messina (reti idriche, il dopo si noi, il risanamento e, appunto, Ex Sanderson).

Invece la Zafarana parla sempre dei 500 milioni di euro allocati dal governo Conte (Ministero Costa) per la bonifica dell’area Ex Sanderson; infatti, è stato detto ieri in diretta. Il Ministro Costa ha allocato 500 milioni per i siti orfani. Ma abbiamo anche detto che mentre i 100 milioni vanno avanti e la Regione Siciliana ha proposto il sito di Gela, degli altri, compresa la Ex Sanderson non si ha traccia ancora, questo è stato detto, e non altro; ma anche per la Zafarana vale quanto detto per De Domenico per il ponte. Si preferisce parlare di altro e non parlare dell’argomento deposito GNL.

Se proprio dobbiamo entrare nel merito del finanziamento dei siti orfani, invece, ci viene invece il dubbio che tale inserimento nell’elenco crei qualche problema alla decretazione del finanziamento stesso.

Infatti, tra i requisiti di esclusione dei progetti dai siti orfani, rientra quello previsto all’articolo 3, comma 1) del DECRETO 29 dicembre 2020 Programma nazionale di finanziamento degli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti orfani. (GU Serie Generale n.24 del 30-01-2021) che recita:

Art. 3 – Esclusioni dall’ambito di applicazione

1. Le disposizioni del presente decreto non si applicano:

c) agli interventi relativi alle strutture edilizie e impiantistiche, ad eccezione degli interventi necessari per consentire la bonifica delle matrici ambientali

E trattandosi, nello specifico, di strutture edilizie con amianto, che non interessano le matrici ambientali (visto che gli olii idrodinamici sono stati già tolti ed il procedimento di bonifica concluso), si spera che non venga escluso nelle fasi di istruttoria, e comunque non permetterà di demolire gli edifici né gli impianti presenti nell’ex stabilimento.

Quindi, forse, è stato proposto nella linea sbagliata; staremo a vedere.”

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