Elezioni Messina – Chi parte prima… gara di velocità o futuro da tutelare? De Luca non si è mai fermato. Ma la fretta non è garanzia di risultato.

Quando Cateno De Luca ha smesso di essere in campagna elettorale? Nel 2017 alle regionali, banco di prova, come disse lui stesso, per le elezioni al Comune di Messina, del 2018? Nel 2018, con il ringraziamento sotto la statua dell’Immacolata di Marmo, con la conquista della sindacatura?

Insomma, quando mai De Luca ha smesso di preparare la strada che oggi lo vede candidato a “Sindaco di Sicilia”? Ogni azione, ogni inaugurazione, ogni dichiarazione, ogni attività è stata sempre svolta in linea con il mai nascosto progetto di candidarsi alla Regione. O di guardare a Roma, come obiettivo più concreto.

De Luca partito prima? Con Federico Basile, De Luca ha solo continuato una campagna elettorale che non si è mai fermata, passando per Messina, a suon di dirette e di proclami, sfruttando al meglio la continuità amministrativa, intestandosi molte attività conclusesi con il suo mandato, ma avviate da altre amministrazioni, in aggiunta a quelle della sua. Anche il suo passo indietro circa la figura dapprima non necessaria del direttore generale, fino poi a cambiare idea e nominare a “sorpresa” l’ex revisore contabile di Accorinti, Basile, fa parte di un progetto ben chiaro nella testa di De Luca e costruito passo dopo passo. Una corsa mai fermatasi, che non ha guardato in faccia a nessuno, neanche ai suoi ex assessori, che da “muti”, quando erano in carica, hanno cominciato a parlare e (per questo?) sono stati oggi “ricompensati” con un nuovo “mutismo” ed un candidato uscito dal cilindro e che ha scontentato (inutile dire il contrario) molti di loro?

Ma non è detto che chi parte prima si piazza meglio. Questa non è una corsa di velocità, ma di progetti concreti e di opportunità. E ciò che conta è lo spessore di essi, come dei candidati . Messina è commissariata, si gestisce, pertanto, l’ordinario, e ciò nonostante il “grande amore” di chi se n’è andato. Il Consiglio Comunale, in questo scenario, non si è mai concretamente opposto a nessuna delle iniziative dell’amministrazione De Luca, ha votato di tutto, ha avallato un piano di riequilibrio poi rimesso in discussione da De Luca innanzi alle criticità contestate dalla Corte dei Conti e che, oggi, verrà rimodulato dallo stesso commissario Un’aula consiliare che ha subito i peggiori insulti mai proferiti da un sindaco nella storia di Messina all’indirizzo di chi rappresenta una considerevole parte della città, un Consiglio Comunale che, in soldoni, non ha mai trovato compattezza o la consapevolezza ed il coraggio politico di votare sfiducie annunciate ma mai concretizzatesi, che si è frantumato e diviso, e che oggi prova ad imporsi, cercando di porre pezze laddove la “storia” amministrativa di De Luca ha inciso concretamente. Un Consiglio che, moralmente, ha perso, in capacità democratica ed in dignità calpestata da quell’appellativo dispregiativo di “asini volanti” che si porta addosso come un marchio del quale nessuno dei consiglieri è riuscito davvero a liberarsi e che risuonerà come un mantra in campagna elettorale.

“Il tempo corre”? Ma in merito ed in riferimento a cosa? Non è ancora stata fissata la data delle elezioni per Messina, non c’è ancora certezza su questioni come il referendum “Montemare”, spada di Damocle, checché ne dica De Luca, comunque pendente sulla data delle elezioni messinesi, e sul quale il TAR è chiamato ad esprimersi il 9 marzo prossimo.

Messina non ha bisogno di gare di velocità, ma di opportunità e progetti ponderati. Non si può valutare il futuro elettorale in funzione della “storia” passata, in quanto è, appunto “passata”, come è cambiato lo scenario e la Messina che oggi affronta il “dopo De Luca”, commissariata e senza certezze sui propri conti in continuità di pre-dissesto (ma non era salva?).

Infine, e proprio alla luce della “storia” passata, è vero che la fretta non è mai buona consigliera, né tantomeno è garanzia di buon risultato.

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