La campagna “velenosa”. Ma la fascia di sindaco stavolta non si sporca.

Perché arrivare a certi epiteti e scendere a certi toni? E’ la domanda che in molti dovrebbero porsi se non già se la pongono. Se non già si sono dati una risposta. E’ stato molto triste assistere ai modi ed ai toni a cui sembrava ormai abituata la città con Cateno De Luca sindaco di Messina che è “fatto così” e “non può cambiare“. Anzi c’è anche chi ha detto che “se cambiasse non sarebbe più lui e noi lo vogliamo così“. Parole di deputato regionale.

Ma la gente? Coloro che dovranno scegliere chi votare ed a chi affidare la propria fiducia assegnando la poltrona di primo cittadino? Tra un mese, tra due o un anno, si ricorderanno di parole e di frasi come quella scritta oggi da Cateno De Luca su una pagina ancora identificata con il titolo di “Sindaco di Messina”? Cosa pensa davvero la gente? Tutta la cittadinanza e non solo quella percentuale, già ridotta dal ballottaggio che alla fine ha votato De Luca per non votare Bramanti, nel 2018?

Perché ci sono cessi parlanti che scrivono pure?”. A che livello deve scendere questa campagna elettorale, visto che ancora non è davvero cominciata, visto che di candidato al momento per Messina ce n’è uno solo? Messina non merita più insulti. Non merita più veleni. Non merita più questi toni da caserma in nome di “calci in culo“, mai davvero dati, che sviliscono la stessa parola “politica”.

Questa è “politica”? Non sarebbe bastato, nel caso specifico chiarire che il parcheggio dell’auto nazionalelettorale e di deluchiana proprietà era regolarmente parcheggiata a piazza Duomo perché autorizzata? Non bastava una precisazione che già di per sé avrebbe messo a tacere qualsiasi critica? Non sarebbe stato più… come dire … signorile? Più da sindaco con indosso la fascia tricolore? Certo avrebbe fatto meno ascolti, ma si fidi candidato De Luca, avrebbe di certo fatto bene alla campagna elettorale del suo candidato per Messina. O forse si vuol evidenziare la strategia del “buono e cattivo”, a favore del contrasto tra il legnoso Cateno ed il tenero Federico?

Per fortuna questo ennesimo insulto al dissenso, alla critica, contro chi ha il diritto, in quanto cittadino, di chiedersi se una cosa è giusta o non lo è, di denunciare ciò che è sbagliato, questo ennesimo epiteto, “cesso” che ormai non fa più sensazione, tanto la città si è pericolosamente abituata e per il quale non sembra più indignarsi nessuno, questa volta la fascia di sindaco non si è sporcata. Quella fascia è al sicuro, a Palazzo Zanca, tra le mani dei commissari. Come il futuro di Messina, che merita tranquillità, distensione e di guarire dall’odio, dalle fazioni, dalle urla, dal silenzio imposto a suon di insulti e di annunciati “calci in culo”, mai davvero dati, alla fine. Messina si merita di cambiare pagina. Ma ciò che più preoccupa sono quei like, che anche se al ribasso, resistono, come un monumento al disprezzo della dignità dell’opinione. Un monumento davvero piccolo, però. Solidarietà alla cittadina Angela Rizzo. Solidarietà a Messina, alla statua che degnamente la rappresenta, quella di Giuseppe Prinzi, però.

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