Giustizia, bozza riforma: non potrà tornare a fare il magistrato chi eletto in politica o ha ricoperto incarichi di governo

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I magistrati che hanno ricoperto cariche elettive di qualunque tipo o incarichi di governo (nazionale, regionale o locale) al termine del mandato, non possono più tornare a svolgere alcuna funzione giurisdizionale” Lo prevede la bozza della riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario che arriverà stamattina sul tavolo del Consiglio dei ministri.

divieto di esercitare in contemporanea funzioni giurisdizionali e ricoprire incarichi elettivi e governativi

Intanto è in corso la riunione preparatoria del Consiglio dei ministri, dove oggi dovrebbe approdare la riforma del Csm. Il condizionale è d’obbligo, perché in preconsiglio ci sono “richieste trasversali per avere più tempo per esaminare il pacchetto” che riforma l’organo di autocontrollo della magistratura. La contrarietà più marcata arriva dalle file di Fi. Il Consiglio dei ministri, inizialmente atteso per le 9.30, è stato convocato per le 10.

I magistrati ordinari vengono collocati fuori ruolo presso il ministero di appartenenza si legge ancora. I magistrati amministrativi e contabili vengono collocati fuori ruolo presso la presidenza del Consiglio dei ministri, l’Avvocatura dello Stato. Resta la possibilità di assumere altri incarichi fuori ruolo presso altre amministrazioni e di assumere funzioni non giurisdizionali presso le sezioni consultive del Consiglio di Stato, le sezioni di controllo della Corte dei Conti e l’Ufficio del Massimario della Corte di cassazione.

La bozza prevede inoltre il divieto di esercitare in contemporanea funzioni giurisdizionali e ricoprire incarichi elettivi e governativi, come invece possibile oggi. Questo divieto vale sia per cariche elettive nazionali e locali; sia per gli incarichi di governo nazionali/regionali e locali. E’ previsto l’obbligo di collocarsi in aspettativa senza assegni per l’assunzione dell’incarico (oggi – almeno in alcuni casi – c’è cumulo di indennità con stipendio del magistrato). Si introducono divieti che impediscano il ripetersi di casi di magistrati che svolgano in contemporanea funzioni giurisdizionali e incarichi politici, anche se in altro territorio

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