COLETTA, “Inferto il colpo di grazia a quello che resta del grande ospedale Piemonte”

Nota stampa di Renato COLETTA, vice presidente della IV Municipalità del Comune di Messina

la Regione, pur avendo avuto due anni di tempo e le risorse economiche necessarie per far fronte alla quarta ondata pandemica, chiede perentoriamente all’ IRCCS di attivare 40 posti di area medica Covid (quindi a bassa complessità assistenziale). Anziché individuare all’interno della struttura i locali necessari ad allocare i 40 posti letto, converte tutto l’ospedale in “area Covid”, chiudendo Pronto Soccorso, sale operatorie, 8 posti di rianimazione, 8 posti di Unità Coronarica, Chirurgia ed Ortopedia. Salteranno le principali reti dell’emergenze: infarto, traumatologia e stroke.
Quindi la regione chiede soltanto 40 posti letto e per questo si chiude un ospedale? Questa incredibile forzatura quali interessi nasconde?
Le soluzioni per impedire questo disastro? Individuare all’interno del nosocomio di viale Europa un’area medica Covid; utilizzare la struttura dell’ex ospedale militare; valutare l’utilizzo del presidio sanitario di Casazza.

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Già sette anni fa il Piemonte rischiava di chiudere, sacrificando il punto nascita, la ginecologia e la pediatria, vere eccellenze del piccolo ospedale di viale Europa, perché facevano “ombra” al blasonato policlinico.

Convertire gli 8 posti di Rianimazione in Rianimazione Covid è una follia, perché verranno a mancare posti letto preziosi essendo già insufficienti in rapporto alla popolazione. Dove lo si porta un paziente intubato non Covid se già adesso è difficile trovare un posto letto e spesso bisogna portarli fuori provincia? Saranno sacrificati anche gli 8 posti letto di unità coronarica. Verranno chiusi il Pronto Soccorso e le attività operatorie, con i pazienti neoplastici in lista d’attesa che aspettano di essere operati. Ci siamo dimenticati che non esiste solo il Covid. Tutto questo non ha senso. Fai quello che ti chiede la Regione senza smantellare il Piemonte. Non c’è infatti alcun collegamento fra la richiesta dell’ Assessorato e la chiusura dell’ ospedale. Non è che ci vuole molto per indovinare l’epilogo: finita la fase dell’emergenza, riporteranno al Piemonte i pazienti neurolesi (che adesso andranno a Casazza), e tutto il resto non riaprirà e si sarà chiuso il cerchio. Ma al di là di quelli che potranno essere gli scenari futuri, al momento, cosa serve alla città? Certamente non un calo dell’assistenza per le patologie non Covid. Questo potrei capirlo all’inizio di una pandemia che ha colto tutti di sorpresa ma non dopo due anni nei quali sono anche stati riconosciuti alle aziende sanitarie, gli strumenti, normativi e finanziari per attuare una politica seria di programmazione che consentisse di affrontare i periodi di emergenza senza andare in affanno e senza dover improvvisare soluzioni estemporanee quanto dannose. Se siamo a questo punto vuol dire che si è dormito. Questa è la verità. C’era tutto il tempo e i mezzi per organizzare un piano pandemico realmente efficace.
La verità è che bisognerebbe chiedere il commissariamento della sanità siciliana e mandare a casa gli incompetenti responsabili di questo disastro.

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