Cani randagi “deportati” in Calabria, il M5s: «Dopo tre bandi annullati, nuovamente disattese le vane promesse di De Luca»

Cristina Cannistrà e Renato Coletta commentano l’aggiudicazione dell’avviso di gara per l’affidamento degli animali: «Il triste epilogo di una vicenda paradossale. Si sfruttino al più presto i finanziamenti del Governo per la realizzazione di un canile comunale»

MESSINA. «Come temevamo, le promesse dell’Amministrazione e del sindaco Cateno De Luca sono state nuovamente disattese. Malgrado le proteste delle associazioni animaliste, le varie prese di posizione del nostro Gruppo consiliare e l’annullamento di ben 3 bandi, 101 cani randagi di
proprietà del Comune di Messina saranno trasferiti forzatamente in un canile calabrese: il triste epilogo di una vicenda paradossale che va avanti ormai da anni e che testimonia ancora una volta la scarsa conoscenza del fenomeno del randagismo da parte dell’Amministrazione
».
Così, in una nota, i consiglieri del M5s Cristina Cannistrà e Renato Coletta, che commentano l’esito dell’avviso di gara per l’affidamento degli animali, aggiudicato dal canile Millemusi di Castanea e dalla società Parco Srl di Taurianova.

«In tre anni – spiegano i pentastellati – l’Amministrazione comunale non ha programmato alcun intervento strutturale per la tutela e il benessere dei randagi, limitandosi ad affidare ad operatori economici il “servizio di ricovero” tramite bandi di gara. Una gestione approssimativa, caratterizzata da soluzioni tampone e mancanza di sensibilità che abbiamo denunciato a più riprese. Le perplessità sono sempre le stesse: la mancata realizzazione di Canili Comunali e Oasi Feline, nonostante le nostre reiterate sollecitazioni; l’assenza di efficaci campagne di
sterilizzazione per le quali non vengono resi noti i numeri e che ha determinato un’impennata delle spese relative a pronto soccorsi, cure e degenze; il mancato coinvolgimento di associazioni, volontari e cittadini; le criticità dei capitolati pubblicati, che non sono sottoposti alle disposizioni particolari derivanti dalla Legge Regionale 3 luglio 2000 e consentono l’erogazione del “servizio” al di fuori del territorio siciliano. Cioè comporta profili di illegittimità, in quanto la popolazione di animali randagi (cani e gatti) censita presso il comune di Messina deve obbligatoriamente beneficiare degli standard minimi di tutela, protezione e cura, previsti dalla legislazione regionale,
a fronte delle differenze sostanziali fra le legge in vigore in Sicilia e in Calabria in merito alla tutela del mondo animale, sia in termini quantitativi che qualitativi: per tutti gli aspetti non disciplinati nel capitolato d’appalto, con il trasferimento oltre i confini dello Stretto, il Comune di Messina, territorialmente incompetente, non potrebbe infatti applicare la normativa della Regione Sicilia che è tenuto a far rispettare».

«Al danno – proseguono – si aggiunge la beffa, considerando il recente emendamento del M5s approvato nella scorsa Legge di Bilancio, che destina 1 milione e 125 mila euro al Comune di Messina per la realizzazione di un Canile comunale. Fondi che possono fornire finalmente una risposta concreta e sopperire a tre anni e mezzo di immobilismo. Si tratta di risorse fondamentali per la tutela degli amici a quattro zampe e dei tantissimi volontari che lottano con tutte le loro
forze per il bene degli animali. Invece di scaricare cani e gatti come pacchi postali, il Comune si attivi nell’immediato, assumendosi finalmente le proprie responsabilità
».

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