Reddito di Cittadinanza: un sistema che non va, ma non il principio. Necessario sia un transito verso il lavoro.

Dopo i continui ed innumerevoli scandali sull’attribuzione del reddito di cittadinanza a falsi nullatenenti con ferrari e redditi da capogiro, a pregiudicati e famiglie di condannati anche per mafia, ciò che emerge è che se il reddito di cittadinanza può essere un sostegno a chi ne ha bisogno, è il sistema di attribuzione che non ha funzionato e che probabilmente non funziona. Se di queste madornali ed incomprensibili sviste si sono verificate urge porre la lente d’ingrandimento sui controlli, facendo sì che a pagare per gli errori di valutazione non sia, nuovamente, chi ne ha davvero bisogno. Ma il punto nodale e mancante, finora, del sistema dell’istituto del reddito di cittadinanza è il dopo. Che fine hanno fatto i “navigator”? Coloro che sono stati anche formati per una funzione che non è mai entrata (scusandoci il gioco di parole) in funzione? Non può rimanere un mero suissidio sine die ma ritornare ad essere quel che doveva essere: un accompagnamento al lavoro.

Ed invece, chi aveva la Ferrari, chi la barca, chi diversi appartamenti, chi un autonoleggio con 27 vetture, chi una scuola di ballo. Qualcuno si è persino inventato di avere dei figli. C’è un po’ di tutto tra gli indebiti percettori del reddito di cittadinanza individuati tra il primo maggio e il 17 ottobre grazie ai controlli mirati realizzati dai Carabinieri.

Oltre 41,3 milioni di euro è la somma indebitamente percepita nel corso del 2021 in Italia. Numeri che riaccendono la polemica. “Come tutti gli strumenti vanno collaudati e messi a punto”, sottolinea Luigi Di Maio. “I truffatori e i delinquenti che hanno percepito il reddito di cittadinanza senza averne diritto fanno un torto al Paese e a chi ha veramente bisogno di questo strumento in un momento di grande difficoltà economica”, attacca Giuseppe Conte.

Rispondendo al question time alla Camera, il ministro del Lavoro spiega: “Sono casi da stigmatizzare”, ma allo stesso tempo “occorre riflettere sulla portata di questa misura soprattutto durante l’emergenza sanitaria, quando ha funzionato come rete di protezione sociale per una ampia categoria di soggetti, costituendo spesso un argine per le nuove povertà indotte dalla crisi”, sottolinea Andrea Orlando, ricordando che “il governo ha avviato una riflessione volta a rivedere l’impianto originario della misura, al fine di apportare alcuni necessari correttivi che ne razionalizzino il funzionamento senza alterarne la natura e le finalità di sostegno economico, ma rafforzandone l’efficacia come misura di accompagnamento al lavoro e all’inclusione sociale”.

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