Breast unit senologica – Franco De Domenico, “Una sanità per i pazienti”

Nota stampa di Francesco De Domenico

L’ultima vicenda della Breast unit senologica del policlinico di Messina mi induce ad intervenire con considerazioni che sono soprattutto politiche, atteso che la gestione della sanità in Sicilia è, purtroppo, permeata da scelte politiche che si tenta di mal celare con improbabili cornici tecniche.

Non mi piace il campanilismo in politica ma non posso non evidenziare come la sanità messinese continui a subire un progressivo depauperamento a favore di quella catanese e palermitana (direi soprattutto catanese nell’ultima legislatura), depauperamento che ho cercato di fronteggiare e limitare durante la mia permanenza in Commissione Sanità all’Ars, convinto che il diritto alla salute dovrebbe essere difeso senza distinzioni di appartenenza politica, a maggior ragione dopo che la crisi pandemica ha messo a nudo ulteriormente tutte le carenze della nostra Sanità.

Sotto questo profilo l’ultima vicenda appare paradigmatica di questo modus operandi. La storia è abbastanza nota: per istituire la rete delle Breast unit senologiche viene commissionata una indagine conoscitiva (gennaio 2019), quindi una site visit (novembre 2019) di una commissione regionale (presieduta guarda caso da un medico catanese) che rileva per il policlinico di Messina (31 gennaio 2020) una serie di criticità, riscontrate dal direttore generale dell’epoca (febbraio 2020).

Prima stranezza, nella medesima data delle contestazioni all’AOU – 31 gennaio 2020- quindi senza possibilità di contro dedurre, veniva emanato il D.A. n. 49 con la quale veniva istituita la rete delle breast unit (15 sedi di cui 13 sotto monitoraggio) dalla quale il policlinico di Messina veniva escluso.
Viceversa venivano inclusi per Messina, seppure sotto monitoraggio, il Papardo e l’ospedale di Taormina, e ben 4 presidi di Catania (Cannizzaro, Humanitas -accreditamento pieno- e Vittorio Emanuele e Garibaldi -sotto monitoraggio), inoltre con D.A. 501 del 10 maggio 2021, Catania acquisiva il quinto centro con lo IOM.

Non conosco i “numeri” dei 16 centri ammessi ma sono convinto che non tutti siano competitivi con quelli del policlinico, tuttavia, la questione è un’altra: il mancato accreditamento del policlinico messinese penalizza oltremodo la nostra città e la sua sanità, soprattutto perché gli altri due policlinici universitari siciliani sono stati accreditati, seppure sotto monitoraggio, anche e soprattutto, direi io, per la loro funzione formativa di specializzandi, medici e infermieri.
Il Policlinico di Messina, pur essendo l’unico ospedale DEA di secondo livello della provincia, pur essendo sede di due corsi di laurea in medicina e di numerosi corsi di laurea in professioni sanitarie, viene fatto fuori senza aspettare le controdeduzioni prodotte dal direttore generale, ma soprattutto senza immaginare, programmare, pensare un suo successivo inserimento, una volta accertata la presenza delle condizioni richieste, come è stato fatto per lo IOM (Istituto Oncologico del Mediterraneo).

Seconda stranezza, nonostante il mancato inserimento nella rete, si consente, consapevolmente per come emerge dalle carte, al Policlinico di continuare l’attività, facendo presagire una revisione della decisione, con risultati notevoli tanto che nell’ultimo anno (ottobre 2020 ottobre 2021), nonostante il covid imperversi e limiti la praticabilità ospedaliera, presso il policlinico, nel rispetto del PDTA senologico, sono stati eseguiti oltre ottanta interventi, un numero rilevante di casi, competitivo con gli altri centri inseriti nella rete.

Passando dalla critica alla proposta cosa dovrebbe fare chi oggi gestisce la sanità regionale? semplicemente consentire al Policlinico di operare attraverso una deroga, ovviamente nel rispetto del PDTA senologico, sotto monitoraggio, così come si sta facendo per altri 14 centri siciliani facenti parte della rete breast unit senologica, ridando fiducia a una struttura competitiva, ridando speranze alle pazienti, che peraltro hanno fatto sentire la propria voce, consentendo agli studenti di poter fare esperienza anche assistendo agli interventi di tumore al seno.

Se poi ci sono carenze in termini di attrezzatura, dalle notizie emerse mancherebbe solo il mammotone (dal costo poche decine di migliaia di Euro), queste potrebbero essere immediatamente acquisite, consentendo alle professionalità del policlinico di tutto il percorso (che nessuno ha messo mai in discussione) di soddisfare un bisogno medico, evitando di incrementare quella deprecabile migrazione sanitaria che tante risorse drena alla Sanità siciliana a favore di realtà territoriali soprattutto del Nord.

Su questa proposta credo che tutte le forze politiche e tutte le istituzioni messinesi dovrebbero unire le proprie forze perché la salute è un diritto di tutti e la sanità deve essere per i pazienti e non per chi la gestisce.

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