La Guardia di Finanza sequestra la FIRST AID ONE Italia, riconducibile ai fratelli Calderone

La Guardia di Finanza di Pavia ha messo sotto sequestro una cooperativa nel settore dei trasporti sanitari, la First Aid One Italia, con sede legale a Pesaro e sede operativa a Bollate, in provincia di Milano e riconducibile ai fratelli Francesco e Antonio Calderone originari di Messina e residenti a Arese e Roma. La cooperativa gestiva gli appalti pubblici per il servizio ambulanze in tutta Italia. Il sequestro è scattato durante le indagini per i reati di caporalato e appalti truccati per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro.  

First one
Italy Emergenza e FIRST aid one Italia, FIADEL e CISAL terziario “Stipendi lavoratori in ritardo e turni inaccettabili. Senza risposte, stato di agitazione”

Già a marzo, spiegano i militari, erano state arrestate 4 persone, tra le quali anche l’allora direttore generale di Asst Pavia Davide Rigozzi, erano scattate perquisizioni e sequestri di apparati informatici in diverse regioni come Lombardia, Marche, Lazio e Sicilia. I reati: turbativa d’asta e frode nelle pubbliche forniture. Sequestrati beni per circa 200mila euro, tra cui  disponibilità finanziarie, fabbricati, terreni ed autoveicoli.

Le indagini svolte dai militari della Guardia di Finanza del Gruppo di Pavia e della Compagnia di Vigevano, che hanno portato al sequestro della cooperativa, hanno permesso di individuare diverse gare d’appalto per l’affidamento dei servizi di trasporto in ambulanza a Pavia, Roma, Milano, Perugia, Ancona e Pescara.

Il sistema della cooperativa spiegano le Fiamme Gialle, si basava in primo luogo su prestanome, in modo da sviare l’attenzione dei controlli e la costante presenza ed effettiva direzione aziendale da parte di uno degli indagati già condannato in via definitiva nel 2017 per turbata libertà degli incanti.

Altra carta vincente in queste casi proporre prezzi stracciati,  e assicurare, ma solo formalmente, una nutrita flotta di mezzi. Ma la realtà poi era un’altra. I prezzi stracciati si raggiungevano con lo sfruttamento dei lavoratori e dal numero dei mezzi impiegati che era “sensibilmente” inferiore a quello previsto dal contratto.

Lo scarso numero di ambulanze comprometteva i soccorsi. I disservizi per chi aveva bisogno “Inevitabili i disservizi conseguenti – continua il comunicato della Guardia di Finanza -. Infatti, già dai primi mesi di operato, la qualità del servizio richiesto dall’appalto era molto al di sotto di quanto pattuito, creando numerose e continue inefficienze unite a sensibili ritardi e mancate prestazioni sanitarie, spesso confermate anche dalle segnalazioni pervenute dai pazienti trasportati e dai medici in servizio presso i presidi ospedalieri”.

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