Quale carità? Cettina Gioè e la coperta che “non avevamo”

La Carità cristiana non è semplice filantropia ma, da una parte, è guardare l’altro con gli occhi stessi di Gesù e, dall’altra, è vedere Gesù nel volto del povero. Questa è la strada vera della carità cristiana, con Gesù al centro, sempre. Non ci salverà il moralismo ma la Carità”. Queste le parole di Papa Francesco. E queste le dichiarazioni di ieri di padre Giò Tavilla, rese al quotidiano locale di Messina, in seguito al ritrovamento della povera Cettina Gioè, morta sulle scale della chiesa sulla quale quest’ultima contava e della quale il prelato è responsabile davanti ai fedeli, la Curia e Dio:

“Ieri ci aveva chiesto una coperta perché aveva freddo per coprirsi ma purtroppo non l’avevamo…”

NON L’AVEVAMO

“Non l’avevamo”: una frase che lascia interdetti e storditi. Ma l’ha detto davvero padre Giò Tavilla? Non ci sembra e non risulta che il prelato, parroco di una delle chiese più importanti di Messina a pochi metri dalla Curia, abbia in qualche modo smentito quanto riportato dal collega giornalista. Padre Tavilla non ha compreso la gaffe o non ha ben chiaro il senso di “carità”? Rileggendo la frase e la sua conclusione “non avevamo una coperta da darle”, il senso dell’affermazione sconcerta e sommuove gli animi di chi ha letto questa dichiarazione. E scatta un interrogativo fin troppo banale. Era così complicato per padre Giò, alla guida come detto di una delle chiese più frequentate e centrali di Messina, procurarsela? Per cristiana carità non poteva comprala? E se l’ora non lo consentiva, padre Giò non poteva chiedere aiuto ai suoi tanti e non certo nullatenenti parrocchiani? O, ancora, il parroco di Santa Caterina, a Cettina Gioè che dormiva sulle scale della chiesa, proprio sotto la croce posta in alto alla facciata, non poteva donare la propria?

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QUALE CARITA’ ?

Qual è il senso di carità? Quale è rimasto non a Messina ma in generale nella società che ci è contemporanea? “Colpa nostra” ha scritto Angelo Fabio Costantino, il garante dell’infanzia del Comune di Messina, “colpa di tutti” ha sottolineato, ed ha ragione. Quella coperta non data e tutto sommato negata a Cettina Gioè è il simbolo della leggerezza colpevole che non rende vicino a Cristo il sentimento che anima la città, la società, di fronte agli “ultimi ed invisibili”, come ha scritto ancora Costantino. Siamo aridi e freddi ed abbiamo dimenticato come vedere il volto di Cristo riflesso nel povero. Non lo ha visto neanche padre Giò Tavilla che nonostante la sua storia intensa all’interno della comunità cristiana e spirituale messinese, ha allargato le mani vuote a Cettina Gioè, volto di Cristo che chiedeva un semplice aiuto e che di lì a poco, come Cristo sarebbe stata crocifissa proprio davanti alla casa del Signore.

Qualcuno ha scritto sui social: “Se è vero che padre Giò Tavilla ha detto ciò che ha dichiarato alla Gazzetta, allora consegni a Papa Francesco la sua tonaca”.

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