Mafia, Operazione Chimera: il boss torturatore con la “laurea del rispetto, chirurgo senza anestesia”

Quanto emerge dai dettagli dell’operazione dei Carabinieri di Caltanissetta, denominata “Chimera”, che ha portato in carcere tra i 50 arrestati anche il boss di Mazzarino, Salvatore Sanfilippo, è raccapricciante ed indicativo del livello di crudeltà mafiosa con la quale lo stesso operava. Sanfilippo, dalle intercettazioni, si vantava in famiglia di avere “la laurea del rispetto”, ma soprattutto di essere considerato un “chirurgo senza anestesia” a causa della sua capacità di torturare le proprie vittime, amputando loro di netto alcuni arti.

Le affermazioni sono state registrate durante alcuni colloqui in carcere con i familiari del boss, il quale sottolineava di avere la laurea del “rispetto”, e precisava che la prima che aveva conseguito era stata la laurea in “chirurgo senza anestesia”.

Da questa conversazione – si legge nell’ordinanza – emerge chiaramente la caratura e la crudeltà criminale di Salvatore Sanfilippo, che era solito torturare, sezionare ancora in vita e poi uccidere le sue vittime al fine di estorcergli informazioni sui clan rivali“.

L’OPERAZIONE CHIMERA

I carabinieri di Caltanissetta coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del Capoluogo hanno sgominato oggi un’organizzazione criminale di tipo mafioso con base a Mazzarino e ramificazioni sull’intero territorio nazionale, in particolare nell’area milanese.

Nel corso di quattro anni d’indagine, a carico della famiglia mafiosa Sanfilippo, riconducibile alla “STIDDA”, sono stati raccolti numerosi elementi circa i reati di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsioni (consumate e tentate), delitti in materia di armi e di sostanze stupefacenti, aggravati dal metodo mafioso.

All’alba di oggi i Carabinieri del Comando di Provinciale di Caltanissetta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. a carico di 55 soggetti (37 in carcere di cui 8 già detenuti per altra causa, 13 ai domiciliari di cui 1 già detenuto per altra causa, 2 obblighi di presentazione alla P.G., 3 misure interdittive allo svolgimento di attività professionali), gravemente indiziati, a vario titolo, dei delitti di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsioni (consumate e tentate), reati in materia di armi e di sostanze stupefacenti, aggravati dal metodo mafioso. Le ordinanze sono state eseguite in provincia di Caltanissetta, in Italia e all’Estero.

Tre degli arrestati, localizzati in Germania (due) e in Belgio (uno), sono stati catturati in quei paesi dalle unità FAST (Fugitive Active Searching Team) tedesche e belghe, coordinate con l’omologa unità italiana del servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia.

Le Indagini

Il provvedimento cautelare scaturisce da un’articolata indagine condotta tra il 2017 e il 2021 dalla Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile del Reparto Territoriale dei Carabinieri di Gela ed è stata avviata sulla base di elementi info-operativi forniti dal Comando Carabinieri Tutela Agroalimentare.

In particolare l’attività d’indagine trae origine dalle risultanze compendiate in una nota del 2016 dell’allora Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari-Nucleo di Coordinamento Operativo, reparto deputato istituzionalmente alla prevenzione e repressione delle frodi in danno dell’Unione Europea e Nazionali nell’ambito del settore agro-alimentare, della pesca e dell’acquacoltura. Il citato Reparto comunicava gli esiti di un’attività di analisi e confronto dei dati presenti nella banca dati SIAN, che funge anche come tracciamento di domande di ammissione alle varie tipologie di sussidio, eseguita sul conto di alcuni dei membri della famiglia mafiosa dei SANFILIPPO di Mazzarino che avevano presentato una domanda nell’ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola, benché ininterrottamente sottoposti a misure restrittive della libertà personale.

L’attività investigativa, ha consentito di ricostruire l’articolato quadro dei settori economici interessati dalle attività criminali della famiglia mafiosa di Mazzarino. È stato possibile, infatti, ricostruire tanto le attività criminali tipiche della tradizionale “mafia agricola”, quanto quelle più articolate finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti o alla percezione di contributi pubblici per l’agricoltura, ottenuti attraverso false dichiarazioni.

In tale contesto, è emersa anche l’attività di pressione estorsiva esercitata dalla consorteria in danno di numerosi imprenditori e operatori commerciali di Mazzarino, costretti a corrispondere somme di denaro per il sostentamento dei sodali detenuti, a fornire gratuitamente beni e servizi ai membri del clan e ad effettuare assunzioni fittizie di affiliati. L’intensità e capillarità della predetta pressione hanno consentito ai componenti dell’organizzazione di approvvigionarsi di ingenti risorse economiche, drenandole dall’economia reale del territorio vessato, secondo un modello comportamentale di tipo apertamente parassitario.

Per raggiungere questi fini gli affiliati si avvalevano di un consistente arsenale di armi da sparo, necessarie per affermare il controllo criminale nell’area di riferimento e non esitavano a porre in essere condotte violente nei confronti dei pochi che osavano resistere alle loro pretese.

In ultimo, è stato possibile far luce su due casi di “lupara bianca” e su un traffico di sostanze stupefacenti (in particolar modo cocaina). Assolutamente peculiare la circostanza secondo la quale, le direttive – in relazione alle attività criminali, provenivano da soggetti in stato di detenzione.

Further Reading
Operazione “Vanish Vat”: le partite IVA che sparivano nel nulla. 5 arresti della Guardia di Finanza
Gli omicidi

Le indagini hanno permesso di fare luce su due casi di “lupara bianca”, individuando gli esecutori materiali di due omicidi, commessi nel 1984 e nel 1991 per consolidare la supremazia della “famiglia Sanfilippo” sui gruppi mafiosi rivali. In particolare nel 1984 un operaio edile di 22 anni di Mazzarino, sospettato di appartenere ad uno dei gruppi criminali rivali, sarebbe stato attirato con l’inganno in un luogo isolato e strangolato dopo essere stato violentemente percosso. Il corpo non è mai stato ritrovato.

Qualche anno dopo, nel 1991, un uomo di 28 anni di Mazzarino, sospettato di essere il custode delle armi per conto di uno dei clan rivali, prima di essere strangolato, sarebbe stato lungamente interrogato, percosso e, addirittura, mutilato mediante il taglio delle orecchie, del naso e delle dita. Il corpo, gettato all’interno di un pozzo nelle campagne mazzarinesi, non è stato mai ritrovato.

Le estorsioni

Il settore delle estorsioni, al pari di quello degli stupefacenti, rappresentava una fonte di indiscutibile importanza per il sostentamento economico della “famiglia SANFILIPPO” e impegnava molti degli appartenenti all’organizzazione, ivi compreso il boss detenuto SANFILIPPO Salvatore che sfruttava gli incontri con i proprio familiari, per ricevere aggiornamenti sulle attività illecite poste in essere dal clan e per impartire le direttive.

A essere presi di mira erano tanto le principali attività commerciali della zona (operanti ad esempio nel settore della grande distribuzione o della ristorazione), quanto bar, piccoli artigiani e, persino venditori ambulanti. I membri del sodalizio applicavano rigidamente il principio della territorialità, assoggettando alle loro pretese anche coloro che provenendo dai paesi vicini, commettevano reati in Mazzarino.

La detenzione di armi

È stato accertato che l’associazione aveva la disponibilità di grandi quantità di armi da fuoco, in alcuni casi ben occultate presso insospettabili fiancheggiatori. I membri del sodalizio, inoltre, erano pronti ad utilizzarle in qualsiasi momento per perseguire gli scopi illeciti del loro clan e garantirsi il pieno controllo del territorio.

Nell’ambito delle indagini – in una perquisizione operata nel territorio di Mazzarino – sono stati rinvenuti un fucile, diverse parti di pistola cal. 9 e numeroso munizionamento.

Il traffico di sostanze stupefacenti

Dalle indagini compiute dai Carabinieri è stato possibile delineare anche l’organigramma di una fiorente associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti operante in territorio di Mazzarino e Gela e con un canale di approvvigionamento diretto dalle cosche Calabresi. A tal proposito è emblematico l’episodio del bacio intercorso, presso il carcere di Sulmona, tra il capoclan di Mazzarino e il fornitore calabrese (della provincia di Vibo Valentia), indicativo del fatto che questi fosse pienamente a conoscenza dell’apporto di ciascun componente del gruppo mazzarinese nonché delle dinamiche e delle gerarchie interne allo stesso.

Gli arresti

Girolamo Bonanno, 44 anni, Emanuele Brancato, 38, Silvia Catania, 30, Massimiliano Cammarata, 44, Rocco Di Dio, 28, Paolo Di Mattia, 28, Salvatore Di Mattia, 25, Rosangela Farchica, 52, Gianfilippo Fontana, 50, Samuel Fontana, 24, Marco Gesualdo, 31, Luca Guerra, 30, Vincenzo Ianni’, 47, Bartolomeo La Placa, 36, Ilenia La Placa, 39, Silvano Michele Mazzeo, 50, Beatrice Medicea, 55, Enza Medicea, 53, Giuseppe Morgana, 24, Melina Paterno’, 46, Gianpaolo Ragusa, 51, Andrea Sanfilippo, 52, Calogero Sanfilippo, 38, Calogero Sanfilippo, 30, Calogero Sanfilippo, 45, Giuseppe Sanfilippo, 37, Liborio Sanfilippo, 64, Marcello Sanfilippo, 52, Maria Sanfilippo, 35, Marianna Sanfilippo, 64, Marianna Sanfilippo, 36, Maurizio Sanfilippo, 56, Paolo Sanfilippo, 30, Salvatore Sanfilippo, 58, Salvatore Strazzanti, 44, Girolamo Zappala’, 61, Ignazio Zuccala’, 36.

Le misure cautelari

Sono 13 le persone poste ai domiciliari: Santa Sandra Alleruzzo, 34 anni, Ludovico Bonifacio, 44, Vincenza Rosalba Galati, 47, Salvatore Giarratana, 35, Valentina Guerra, 29, Antonino Ianni’, 43, Ivan Dario Ianni’, 31, Francesco Lo Cicero, 67, Valentina Maniscalco, 34, Grazia Minischetti, 49, Rosario Ridolfo Nicastro, 51, Salvatore Adamo Sanfilippo, 47, Filippo Verga, 31.

Misure interdittive per: il medico Giuseppe Fanzone, 60 anni, (sospensione esercizio della professione per sei mesi), per l’avvocato Salvatore Ridolfo Nicastro, 66 anni, (un anno) e per un altro medico, Salvatore Sanfilippo, 70 anni, (nove mesi). Disposti anche due obblighi di presentazione nella stazione dei carabinieri. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scroll to top
Close
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: