Livatino, 31 anni fa l’omicidio del giudice “ragazzino” che sconfisse la “Stidda” diventando beato

Agrigento, strada statale 640, chilometro 10, era il 21 settembre del 1990. E’ in questo punto che Rosario Angelo Livatino, il giudice “ragazzino”, fu braccato ed ucciso dalla mafia, dalla “stidda”. Magistrato integro divenuto giudice giovanissimo combatté quella mafia che avvelena i territori di Agrigento, Canicattì, in special modo, città di nascita di Livatino. “Le ‘stidde’ sono un’espressione di Cosa nostra. Un uomo messo fuori confidenza che punge altri uomini diventa ‘stidda‘ ” dichiarò Leonardo Messina davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia.

Ebbe dieci anni per lavorare Livatino, per combattere la Stidda, le consorterie criminali del suo territorio dove nacque e si laureò in Giurisprudenza a soli 23 anni. Quel giorno Rosario Livatino stava coprendo il solito tragitto che da Canicattì lo portava ad Agrigento e poi a Gela. I suoi assassini investirono la sua Ford Fiesta amaranto gettandolo fuori strada, per poi raggiungerlo e, senza pietà, freddarlo.

Livatino divenne beato e così sconfisse la Stidda, con la forza della sua integrità e del sorriso. Per il suo assassino vennero arrestati i killer. Tra questi Gaetano Puzzangaro della famiglia di Palma di Montechiaro che si pentì e si convertì e che contribuì alla causa di beatificazione del giudice. Due miracoli si attribuiscono a Rosario Livatino: la guarigione dalla leucemia di due donne, per sua intercessione.

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