“Bellini Black Comedy” – Teatro Vittorio Emanuele, domenica 19 settembre – ore 21:00

Una produzione del Teatro di Messina, in programma nel cartellone regionale Bellininfest

MESSINA (18 sett.) – Domani 19 settembre, alle ore 21:00, debutta la produzione dell’Ente Autonomo Regionale Teatro di Messina “Bellini Black Comedy”, per la regia di Simona Celi Zanetti.

Lo spettacolo è inserito nel cartellone delle manifestazioni della 1^ edizione del Bellininfest 2021, promossa dall’assessorato del turismo della Regione Siciliana e organizzata dallo stesso in coinvolgendo, oltre agli enti territoriali e all’Arcidiocesi, le principali istituzioni regionali in campo, come il Teatro Massimo Bellini di Catania, il Teatro Massimo di Palermo, il Teatro Vittorio Emanuele di Messina, l’Università degli Studi di Catania, la Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, la Fondazione Taormina Arte Sicilia, l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania, il Conservatorio “Arcangelo Corelli” di Messina.

Vincenzo Bellini, celebrato, amato, raccontato, studiato, analizzato, continua oggi ad essere una sorta di sfinge, sia per gli appassionati di musica che gli affascinati da questo giovane catanese, diventato prestissimo un artista internazionale. Metterlo in prosa avrebbe potuto essere l’ennesimo progetto di parole e musica ad aggiungersi alla mole di tutto ciò che è stato detto e scritto. Siamo partiti allora dal pensiero di voler andare oltre la lettura critica del personaggio e della sua arte. Ci siamo resi conto di quanto la sua musica fosse contemporanea, di come offra stimoli continui e di quanto, la sua storia sia sovrapponibile alle leggende della musica rock. Una figura, Bellini, non soltanto complessa, in grado di muovere letture ed interpretazioni storiche diverse, ma un giovane morto all’apice del suo successo internazionale e in solitudine. Che questo abbia un alone di mistero apre mille porte ad un progetto teatrale ed alla narrazione. La musica diventa centrale e si trasforma in una visione non astratta ma concreta e magistrale, in cui Bellini diventa ancora più eterno e contemporaneo. Rodrigo D’Erasmo, grande violinista e componente del gruppo Afterhours, e il produttore e musicista Mario Conte, propongono una lettura unica e di grande impatto emotivo. La danza, gli attori, la musica, le luci sono il cuore di un progetto unico nel suo genere: Bellini in una narrazione in cui la sua musica e la sua storia attraversano il tempo, approdando ad una contemporaneità rispettosa e provocatoria, in cui tutto diventa seduttivo e l’ascolto e la visione parlano il linguaggio del video. Abbiamo creduto in un gruppo di bravissimi attori nell’idea che questo nuovo cammino, che il teatro italiano sta affrontando, debba investire sul talento. Abbiamo creduto in un progetto siciliano con un’anima che raccorda professionisti appartenenti ai Teatri di Palermo, Messina e Catania, e uno sguardo internazionale, certi che le idee diventano forti solo quando sono condivise. Appaio timidamente io, Simona Celi Zanetti, con una proposta che racconta una visione senza alcuna pretesa di verità.
La scenografia è curata da uno dei più importanti scenografi italiani: Nicola Rubertelli. Responsabile degli allestimenti del Teatro San Carlo di Napoli, nella sua carriera ha firmato le scenografie di spettacoli nazionali ed internazionali, affiancando la sua arte ai grandi registi nel mondo.
I costumi sono di Dora Argento che sceglie plastica e materiali desueti per i nostri onirici personaggi. Danza Taormina, una delle realtà siciliane più vicina ai giovani ed alla loro proiezione all’estero, attraverso la coreografa Alessandra Scalambrino, darà vita e danza allo spettacolo.
Franco Buzzanca, che è la luce delle grandi produzioni teatrali siciliane e nazionali, renderà illusione la pagina scritta.
I silenzi, i gesti, le emozioni, la parola saranno al servizio di una visione in cui la mente ripercorre immagini e insegue i ricordi alterati delle ultime ore di Vincenzo Bellini, proprio quelle ore che restano un mistero per la storia e per la musica.

Lo spettacolo racconta uno spaccato dell’ultimo giorno di Vincenzo Bellini, morto in solitudine in una casa di una frazione della cintura parigina. Si dice che sia stato avvelenato. La storia non chiarisce le circostanze della morte del grande Maestro, nonostante una documentazione medica attribuisca a cause naturali e di malattia il decesso, restano molti punti oscuri soprattutto nella gestione degli ultimi giorni. Un uomo giovane e sano che precipita verso una morte solitaria e dalla quale vengono volutamente esclusi medici e persone vicine. Percorreremo questa strada senza dare alcuna verità in merito; di fatto, cosa sia realmente successo negli ultimi giorni e nelle ultime ore nessuno può dirlo.
I Signori Lewis, che hanno ospitato, nella loro casa, l’ultima parte della vita di Vincenzo Bellini, spariscono lasciando un uomo morente con il giardiniere.
Il rapporto con Giovanni Pacini è disseminato da profonde ombre soprattutto quando la rivalità si rinforza attraverso la nera complicità con la Contessa Samoyloff.
Si può affermare che Bellini si sia sentito sempre perseguitato da Pacini e che i due si siano odiati per tutta la vita in un sistema di agonismo reciproco, in cui Pacini, non ha lesinato strategie e colpi bassi. È plausibile pensare che in uno stato alterato della mente, le paure di Bellini vengano amplificate dall’avanzare delle ore che lo porteranno alla morte. Ecco quindi apparire personaggi che la febbre e la mente stessa ricreano in una distorsione costante. Forse Bellini, in quello stato, attribuisce a Pacini colpe al di sopra della realtà.

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