Esproprio RIFOTRAS: 24 lavoratori a casa ed un’area bomba ecologica. Ma il Comune che ha solo saputo espropriare, da un anno paga la sorveglianza privata

Esproprio RIFOTRAS: 24 lavoratori a casa ed un’area bomba ecologica. Ma il Comune che ha solo saputo espropriare, da un anno paga la sorveglianza privata

 

MESSINA, 3 AGO – Chi si ricorda della RIFOTRAS? Dovrebbero in tanti, visto il servizio pubblico che svolgeva l’azienda di autodemolizioni di Nunzio Panebianco, unica nel suo genere a Messina, che si occupava anche con competenza dello smaltimento di rifiuti speciali derivanti dalla demolizione degli autoveicoli.

La ditta ha dovuto forzatamente chiudere senza alternativa alcuna il 2o ottobre del 2020 a causa di un testardo esproprio da parte del Comune di Messina. L’intento, e senza alternativa, era far passare da lì la nuova via Don Blasco della quale dopo quasi 11 mesi non c’è traccia.

Ma allora qual era la fretta di espropriare, chiudere e gettare sul lastrico 24 famiglie messinesi, più il titolare, a casa come i suoi lavoratori?

Nonostante la battaglia legale a nulla sono valse le proposte della RIFOTRAS che ha dovuto chiudere i battenti. Risultato: un’area abbandonata nella quale non è stato smosso un chiodo e piena di rifiuti speciali che dovevano, come di norma, essere smaltiti in 72 ore e che invece giacciono in quella zona da mesi.

Chi li deve smaltire? Il Comune di Messina che ha effettuato l’esproprio. Ma di questa bonifica neanche l’ombra e Messina è stata privata di un servizio essenziale. Eppure la soluzione c’era eccome: “Potevano  farci continuare a lavorare.. nel frattempo si smaltiva tutto… e da lì sarebbe stato più semplice…invece con un atto di forza ci hanno preso le chiavi e si sono impossessati di tutto quello che è nostro” dichiara uno degli ex lavoratori della ex RIFOTRAS. Oggi saranno necessari milioni di euro per la bonifica. Chi li pagherà? Indovinate. Così come il danno nei confronti della ex ditta di Nunzio Panebianco, milioni di euro anche questi che, anche in questo caso, indovinate chi li pagherà?

Intanto una cosa è certa: i cittadini stanno pagando da un anno un servizio di sorveglianza privata che fa la guardia ad un’area che poteva essere sorvegliata e soprattutto smaltita e bonificata dagli stessi lavoratori della RIFOTRAS, mandati invece a casa, senza se e senza ma… 

 

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