COVID – AIFA, “Un richiamo ogni anno. Dovremo convivere con il virus”

COVID – AIFA, “Un richiamo ogni anno. Dovremo convivere con il virus”

In un’intervista il numero uno dell’agenzia per il farmaco spiega che con il virus dovremo convivere per anni. La terza dose di vaccino non sarà per tutti, solo per gli immunodepressi

 

 

11 AGO, AGI – Entro fine settembre sarà raggiunto l’obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione ma con il virus “dovremo convivere a lungo” e “verosimilmente” sarà necessario fare un richiamo anti-Covid “ogni anno”: a spiegarlo è il direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, in un’intervista al Corriere della Sera.

Per Magrini “parlare in modo generico di terza dose è un messaggio che confonde”. “Un richiamo anticipato non sarà per tutti, solo per gli immunodepressi come trapiantati, pazienti oncologici o coloro che fanno specifiche terapie immunosoppressive che è stato dimostrato beneficiano di una terza dose per raggiungere una buona immunità”, ha sottolineato.

“Le persone che non appartengono a queste categorie possono stare tranquille: le due dosi già ricevute garantiscono una eccellente protezione”.

Quanto alla decisione di Israele di procedere alla terza dose per tutti, per il numero uno dell’Aifa si tratta di “un eccesso di prudenza”. “Lo scenario ora è decisamente migliore grazie al vaccino e al green pass, fermo restando che bisognerà continuare a rispettare le regole di igiene e distanziamento”, ha aggiunto.

“Dovremo conviverci per anni”

“Dovremo convivere a lungo con questo virus, per anni”, ha insistito, “il fatto però che la crescita dei contagi, se guardiamo i dati della Gran Bretagna o di Israele, non abbia comportato un aumento dei ricoveri, ci porta a vedere positivo. Continuiamo a puntare sui vaccini”.

“Si arriverà al controllo globale grazie a una politica di redistribuzione dei vaccini. Noi siamo al 70% della copertura, in molte parti del Sud del mondo non raggiungono il 10%. Di questo ci occuperemo nel prossimo G20”. 

Crisanti e le due dosi

Secondo Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Padova,  “il Green Pass va ristretto a chi ha due dosi e il tampone molecolare perchè solo una dose e l’antigenico rendono meno sicuri gli spazi chiusi”.  Il professore, in un’intervista a La Stampa, osserva che  il Green Pass aumenta la sicurezza dei cittadini “indirettamente, perchè spinge le persone a vaccinarsi, ma l’effetto diretto non è dimostrato”.   

Perciò l’obbligo del Green Pass per i mezzi di trasporto a lunga percorrenza “è veramente inutile perchè sinceramente la mascherina Ffp2 è più sicura del Green Pass e sarebbe molto più serio richiedere quella”.

Quanto all’allargamento del Green Pass a tutti i lavoratori il professore si dichiara “favorevole”, ma avverte che in autunno il vaccino non basterà perchè “la variante Delta è più infettiva e infetta anche i vaccinati”.

In Italia, conclude, “manca ancora un sistema simile a quello inglese o di Taiwan fatto di digitalizzazione, tamponi, quarantena e tracciamento”

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