Ancora sulla TARI – MessinAccomuna fa i conti della gestione rifiuti. “Ecco i veri costi delle discariche e di Messina Servizi. Con 120 lavoratori in meno quali servizi si ridurranno?”

Ancora sulla TARI – MessinAccomuna fa i conti della gestione rifiuti. “Ecco i veri costi delle discariche e di Messina Servizi. Con 120 lavoratori in meno quali servizi si ridurranno?”

 

MESSINA, 24 AGO – E’ diventato ormai quotidiano il botta e risposta tra Amministrazione comunale e MessinAccomuna sulla TARI, sugli aumenti e sulla richiesta di Fondo integrazione richiesto da Messina Servizi per i dipendenti. Uno scontro dialettico a distanza che imporrebbe un confronto pubblico per fare finalmente chiarezza sui conti della gestione rifiuti a Messina. Sarebbe opportuno perché anche i cittadini possano comprendere come vengono spesi i soldi raccolti da chi li paga e qual è il piano industriale previsto per ottimizzare una volta per tutte una raccolta che se funziona in termini di differenziata (per la maggior parte) trascura servizi essenziali come lo spazzamento. Per il momento bisogna accontentarsi di leggere i botta e risposta. E’ così che anche oggi MessinAccomuna risponde all’ennesimo comunicato dell’assessore Musolino.

L’AUMENTO: quale voce incide di più?

“Dopo la tabellina che smentiva la favoletta del rincaro TARI dovuto al “Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità”, la Musolino tira in ballo ‘i costi delle vecchie discariche’ ” scrive MessinAccomuna. “Proponiamo all’assessora – continua la nota – a un bambino di terza elementare e ai cittadini di Messina un facilissimo esercizio: “Il rincaro della TARI è di 6 milioni, i soldi da dare in più a Messina Servizi sono 6,5 milioni, il costo delle discariche è di 1,3 milioni. Quale voce incide di più sul rincaro della TARI?” La risposta è così ovvia che non è necessario scriverla. Se Musolino fa l’assessora come fa di conto, si dimetta o venga sfiduciata!”.

Insomma, sostiene Messinaccomuna, “se, mantenendo il costo delle discariche, non aumentasse l’assegno staccato a MSBC, la TARI si ridurrebbe di 4,7 milioni. È inutile che la Musolino provi a nascondere il sole con le mani: l’aumento della TARI, contrariamente a quanto il sindaco (in atti) e lei (in Consiglio) cercano di far credere alla città, è dovuto all’aumento che loro vogliono per MSBC“. 

L’AUMENTO: La confessione?
E perché hanno un bisogno tanto disperato di questi soldi? Dichiarano Musolino e Lombardo (comunicato n. 854 del 31 luglio u.s.): ‘la bocciatura del Piano Tariffario [determina] l’impossibilità di sostenere la spesa attuale’. In assemblea il sindaco richiama la società a ‘spendere esattamente l’equivalente del corrispettivo’ e invita la Società ‘ad adottare ogni provvedimento necessario per rimodulare la spesa contenendola entro il limite del corrispettivo dell’anno 2020’. È una confessione: tra gennaio e luglio MessinaServizi NON HA RISPETTATO il PEF VIGENTE e ha speso contando su 6,6 milioni in più. Adesso c’è uno squilibrio finanziario e, di riffa o di raffa, bisogna trovare questi soldini! Visto che la “riffa” della determina (nulla) è troppo incerta, l’assemblea sociale ricorre ai soldi dello Stato, annunciando “un impatto sulla spesa del personale”, tra cui: “…la cassa integrazione a rotazione per circa 120 dipendenti della Messinaservizi”. La cassa integrazione, però, presuppone crisi aziendali dovute a fluttuazioni di mercato“.
L’AUMENTO: FIS, possibile danno erariale ?
Ecco allora la “raffa” del ricorso al “Fondo Integrazione Stipendi” (FIS) per il COVID. L’azienda comunica alle Organizzazioni Sindacali: ‘La Società si trova ad affrontare una imprevedibile crisi, imputabile all’emergenza epidemiologica da COVID-19, con conseguente inderogabile necessità di ridurre e/o sospendere l’attività lavorativa del proprio personale’.
L’incongruenza è palese. Il 31 luglio gli ammortizzatori sociali erano invocati per la bocciatura della TARI; il 9 agosto si parla invece di “eventi riconducibili al COVID”. A meno che la delibera sia stata bocciata a causa dell’epidemia, il COVID non c’entra niente con la crisi aziendale. Peraltro nel 2020, in pieno lockdown e in “zona rossa permanente”, MSBC non ha avuto necessità di ricorrere al FIS. La stessa azienda aveva dichiarato di aver attivato tutte le più efficaci azioni di tutela della salute di lavoratori (smart working) e utenza (il servizio è svolto all’aperto, senza contatti ravvicinati, con “squadre” di 2 o 3 addetti). Nulla motiva il ricorso al FIS che, non a caso, non è richiesto per le altre aziende partecipate. La richiesta ha l’aria di una “furbata” per porre a carico dello Stato lo squilibrio finanziario dell’azienda; così fosse, si chiamerebbe “danno erariale”. Non a caso i sindacati rifiutano unanimemente di avallare l’operazione.
Ma un altro aspetto interessa i messinesi: con 120 lavoratori in meno (40 per turno di rotazione del FIS), quali servizi (a parità di budget) verranno ridotti? E se, i servizi garantiti con 40 lavoratori in meno, a cosa servono 130 lavoratori in più? Siamo tornati all’era delle assunzioni “elettorali” pagate dai cittadini?”.

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