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DOPO NEMO SUD – VIDEORACCONTO SHOCK, “Mia madre al Policlinico in coma per incompetenza. Al Nemo non sarebbe mai accaduto “

DOPO NEMO SUD – VIDEORACCONTO SHOCK, “Mia madre al Policlinico in coma per incompetenza. Al Nemo non sarebbe mai accaduto “

 

 

MESSINA 15 LUG –  “Mia madre è in coma a causa dell’imperizia dei sanitari. Non sarebbe mai accaduto al NEMO“. E’ l’urlo di rabbia e disperazione di Simona Ruggeri, figlia di una ex paziente 71enne del NEMO SUD che, dopo il 30 giugno, si è ritrovata senza l’assistenza del centro clinico sottoposto a chiusura forzata costringendo malati e famiglie a ricorrere alle cure sostitutive e temporanee del Policlinico Universitario di Messina.

Mia madre è in fin di vita a causa di una cannula che ostruendosi le ha impedito di respirare a sufficienza per oltre 55 minuti. Il tempo necessario che i sanitari a cui era affidata si accorgessero, su mia indicazione, che la cannula era ostruita dai muchi, una formazione tipica in chi ha subito una tracheotomia. Solo il mio arrivo in ospedale ha permesso loro di capire quale fosse il problema. Posso dire senza tema di essere smentita di aver salvato io mia madre. Anche se i danni cerebrali a causa della mancanza di ossigeno per quei 55 minuti sono ormai irreversibili e probabilmente saranno fatali per la sua vita. “.

Il racconto di Simona Ruggeri esprime dettagliatamente le fasi di quanto è accaduto dopo un ricovero per ricevere cure a seguito delle piaghe da decubito di cui soffre la donna malata di SLA da anni e costretta a letto. “Mia madre era entrata in ospedale per ricevere quelle cure che al Centro Nemo Sud di Messina erano routine: alleviare le piaghe da decubito a causa dell’ultimo ricovero durato circa un mese presso la rianimazione dell’ospedale Piemonte, dalla quale mia madre è riuscita ad essere dimessa salvandosi la vita ma con gravi conseguenze. Ovvero con piaghe di quarto/quinto stadio, mai avute fino a quel momento . Un’aggravamento e conseguenze subite all’ospedale Piemonte che ha destato non poca sorpresa al Centro Nemo, dove è stata ricoverata per due mesi, ottenendo migliorie tali da permettermi di riportarla a casa. Pochi giorni fa invece, la situazione al Policlinico che si è complicata nella gestione ordinaria di una paziente allettata e con respirazione assistita tramite tracheotomia” continua Simona.

 

 

Una donna che nonostante il suo silenzio forzato, a causa della malattia, ha però fino a pochi giorni prima dal suo ricovero, partecipato con gli sguardi e comunicando con i mezzi messi a sua disposizione, con me, con l’adorata nipote, senza mai far mancare la sua presenza alla famiglia. Una donna che adesso versa in probabile morte cerebrale” dice ancora Simona.

Le cause del suo stato dovranno ovviamente essere accertate da chi ne ha la competenza e la storia finirà certamente nelle dovute sedi competenti, ma è indice, come dichiara la figlia, “di ciò che accadrà a chi, come mia madre, sarà costretto a dover ricorrere alle cure suppletive del Policlinico, in mancanza della professionalità che garantiva NEMO Sud a Messina“.

L’assistenza NEMO per noi e per mia madre era garanzia di voglia di vivere e di combattere con la malattia. Parlo di una persona come mia madre e come tutti i malati di SLA che sono letteralmente prigionieri di un corpo che non risponde più. Persone con la loro dignità e con la loro lucidità piena ed inalterata. Ricordo ancora la festa di compleanno organizzata da me con il personale del Centro NEMO, la loro partecipazione e gli occhi di mia madre che comunicavano gioia e attaccamento alla vita. Mia madre l’ho trovata con gli occhi spalancati e già in coma il giorno in cui i sanitari non agirono per liberare la cannula dai muchi che la stavano soffocando. Sapeva lei stessa qual era la causa della mancanza di ossigeno che stava uccidendola, ma la malattia l’aveva ridotta al silenzio e non era certo in grado di avvertire chi doveva sapere come intervenire. Quando il Policlinico mi ha chiamato per avvertirmi della crisi respiratoria, adducendo cause legate alla malattia, mi accorsi subito che tutto era invece dovuto alla necessità della cannula da cambiare e lo urlai ai sanitari che rimasero per alcuni secondi allibiti. Cambiata la cannula mia madre tornò a respirare, ma probabilmente troppo tardi. I danni cerebrali dopo 55 minuti di attesa l’hanno costretta in coma ed in probabile morte cerebrale. Ripeto a me non sarebbe mai accaduto perché ho esperienza di questo tipo di attrezzature assistendo mia madre, così come non sarebbe accaduto ai sanitari specializzati di NEMO. Chi ha sbagliato pagherà, su questo non c’è dubbio. Adesso mi aspetto che il Policlinico GARANTISCA l’assistenza a mia madre finché resterà in vita ed il mio accesso alla struttura. Di certo c’è che quanto è accaduto racconta la fine di un’eccellenza messinese che salvava la vita ai propri pazienti. Del perché tutto questo è accaduto bisognerà che i responsabili ne diano conto a malati e parenti. Il rischio concreto è che tragedie come quella di mia madre non saranno isolate. Anche perché la prima cosa che l’anestesista mi ha detto quando mia madre è entrata in coma a causa di quanto accaduto è stato ‘tanto sua madre era una malata terminale’. Una affermazione che ho registrato nella mia mente in modo indelebile e che mi da il livello di attenzione che è stato riservato per malati come mia madre, persone come ho detto, che mantengono la propria lucidità e la loro dignità fino all’ultimo anche se il loro corpo è paralizzato. Una vita è sempre una vita. Ed un giuramento come quello di Ippocrate impone che si combatta per quella vita fino all’ultimo istante.” ha concluso così il suo racconto Simona Ruggeri.

 

 

 

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