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Associazione Italiana di Epidemiologia: “I contagi risalgono in tutta Italia”. In Sicilia due dosi a solo un terzo dei vaccinati.

Associazione Italiana di Epidemiologia: “I contagi risalgono in tutta Italia”. In Sicilia due dosi a solo un terzo dei vaccinati.

 

8 LUG – I contagi risalgono in tutta Italia:  “Negli ultimi giorni, i dati della sorveglianza epidemiologica COVID-19 suggeriscono una possibile inversione di tendenza rispetto all’andamento in costante decremento registrato dalla fine di aprile in poi in tutta Italia”. Lo sottolinea l’Associazione Italiana di Epidemiologia, che ha sviluppato il sistema MADE (Monitoraggio e Analisi dei Dati dell’Epidemia), da cui emerge un incremento dell’indice di replicazione diagnostica (RDt) a partire dal 20 giugno, con 11 regioni che negli ultimi giorni hanno superato la soglia di 1, indicando una tendenza all’aumento del numero di nuove diagnosi di infezione.

La differenza sostanziale rispetto al 2020, ovviamente, “è rappresentata dalla disponibilità di vaccini antiCOVID-19, la cui efficacia nel prevenire la malattia sintomatica e le sue conseguenze più gravi è stata ampiamente dimostrata. In Italia la campagna vaccinale sta procedendo, ma il numero di decessi registrato quotidianamente è ancora elevato rispetto ai nuovi casi identificati”.

I recenti studi condotti in Inghilterra, rilevano gli epidemiologi, hanno evidenziato che “la variante delta ha una capacità di diffusione del contagio del 40-60% superiore rispetto alla variante alfa e la circolazione è più elevata tra i giovani; Il rischio di ospedalizzazione dei casi contagiati con variante delta è doppio rispetto alla variante alfa, ed è particolarmente aumentato nelle persone con morbosità.

L’efficacia dei vaccini disponibili nel proteggere dalla malattia sintomatica dopo una singola dose si riduce in presenza di variante delta (33,5% nella variante delta verso 51,1% nella variante alfa), mentre sembra buona al completamento del ciclo vaccinale, ma inferiore rispetto alle valutazioni iniziali”. È quindi “prevedibile”, secondo l’associazione, “che, nelle prossime settimane, come l’anno scorso, assisteremo ad un aumento nell’incidenza dei contagi, legato soprattutto alla mobilità dei giovani adulti: è possibile, tuttavia, mettere sollecitamente in campo una serie di azioni di sanità pubblica per identificare gli ambiti di intervento, contenere l’incremento dei casi positivi e limitarne l’impatto sul sistema sanitario e sulla salute dei cittadini”.

Alla luce delle evidenze disponibili, l’Associazione Italiana di Epidemiologia raccomanda i seguenti interventi: rimodulare la campagna vaccinale in tutto il territorio nazionale concentrando le risorse disponibili per il completamento, nel più breve tempo possibile, del ciclo vaccinale nelle persone di età superiore a 50 anni o vulnerabili, anche attraverso sistemi di chiamata attiva; potenziare le attività di sequenziamento genomico dei tamponi molecolari, in modo omogeneo e stabile in tutte le Regioni, garantendo, oltre alle indagini campionarie nazionali e regionali, attività di indagine specifica sui soggetti con ripositivizzazione, sui contagi in persone che abbiano completato il ciclo vaccinale e sui nuovi ricoveri ospedalieri.

E ancora: potenziare le attività di contact tracing, individuando e isolando il maggior numero possibile di contatti stretti, per i quali occorre prevedere l’esecuzione di un test diagnostico 72 ore dopo l’ultima esposizione al caso indice, in modo da identificare e interrompere le ulteriori catene di trasmissione del virus; identificare precocemente i focolai epidemici per circoscrivere la diffusione delle infezioni; potenziare le attività di controllo e testing sugli spostamenti tra regioni e da altri Paesi; mantenere misure di prevenzione individuale in grado di contenere la trasmissione comunitaria (distanziamento sociale, mascherine negli ambienti chiusi e in caso di assembramenti anche all’aperto, valutando comunque l’opportunità di limitare le aggregazioni di persone) fino al raggiungimento di una soddisfacente completa copertura vaccinale dei soggetti a maggior rischio.

In Sicilia solo il 33,6% dei siciliani ha completato il ciclo di vaccinazioni, ai quali si deve aggiungere un ulteriore 19,4% solo con prima dose. Sono il 76,5% gli over 80 che hanno completato il ciclo vaccinale a cui è necessario aggiungere un ulteriore 5,9% solo con prima dose. I siciliani in fascia d’età compresa tra i 70 ed i 79 anni che ha completato il ciclo vaccinale sono il 62,7% a cui bisogna aggiungere un ulteriore 16,7% solo con prima dose. Nella fascia d’età compresa tra 60 e 69 anni ha completato il ciclo vaccinale il 49,9% a cui aggiungere un ulteriore 23,4% solo con prima dose. La percentuale di popolazione over 60 che non ha ricevuto nessuna dose di vaccino è del 22,6%.

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