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La “reactio” di De Luca contro sindacati e stampa. Ma la Cassazione vieta di riprendere i propri dipendenti

La “reactio” di De Luca contro sindacati e stampa. Ma la Cassazione vieta di riprendere i propri dipendenti

 

Secondo quanto indicato dalla Cassazione, i datori di lavoro non potranno in alcun modo riprendere arbitrariamente i dipendenti al lavoro. Il rischio per loro è una condanna penale. Ed il principio vale anche per i Sindaci.

 

E’ questo il presupposto dal quale deve partire l’analisi di quanto accaduto oggi prima e dopo le due ultime aggressioni a dipendenti comunali: il comandante vicario della Polizia Municipale Commissario Giovanni Giardina, aggredito da un gommista durante un controllo di qualche giorno fa, ed il funzionario dell’Urbanistica a cui un “utente” a letteralmente rotto il naso con una testata nella giornata di oggi. Ambedue i dipendenti sono finiti in ospedale con tanto di solidarietà del Sindaco.

Ma De Luca si lamenta, anzi condanna come principale causa del supposto lassismo dei suoi dipendenti proprio i sindacati, dimenticando, però, che essi stessi, i comunali, dipendono dal suo controllo, essendone lui, in qualità di Sindaco, il datore di lavoro.

De Luca definisce la stampa che pubblica, come democrazia e diritto all’informazione vuole, i comunicati e le opinioni dei sindacati, quale “stampa pataccara che deve portare a casa la pagnotta”. Ma non è pubblicando un comunicato che si porta a casa “la pagnotta“, è bene ricordarlo. Si fa invece, semmai, informazione completa ed imparziale, così come quando si riporta l’opinione, anche se sopra i toni, del Sindaco. Né sindacati né sindaco provvedono alla “pagnotta“, ovvero alla sopravvivenza, di alcuna testata giornalistica. E’ bene sottolineare anche questo. E nessuna stampa corretta ed indipendente lo permetterebbe.

Pertanto, torniamo al punto di partenza: oltre i toni del Sindaco, che sono e rimangono alti e spesso esagerati, anche se strumentali agli obiettivi prefissati, oltre le parole ci sono, appunto, le sue dirette. Quella videocamera del telefono del Sindaco piantata in faccia ai suoi dipendenti con la diretta in corso, durante i suoi “blitz”. e questi stessi, sono legali? Proprio su questo punto, dunque, tornando alla nostra apertura, alla domanda se il Sindaco può farlo, la risposta è no. Semplicemente perché si tratta di una violazione della legge sulla privacy. E molto altro.

Riprese che sono e rimangono sempre ingiustificate, anche di fronte a qualsiasi motivazione di pubblica utilità, come la richiesta e non soddisfatta efficienza del lavoratore. Azioni e blitz con tanto di dirette social del genere forse, e non ne sono certo, potrebbero essere autorizzate soltanto in seguito a un eventuale accordo stipulato con le rappresentanze sindacali. In mancanza di questo, l’accordo dovrebbe essere stipulato con la Direzione Territoriale del Lavoro. Ma ciò vale solo per la videosorveglianza che rimane sempre e comunque un dato sensibile e riservato, non certo da divulgare sui social.

Dunque è utile ricordare che la sentenza della Cassazione 38882/18, pubblicata il 24 agosto ha confermato l’ammenda emessa dal Tribunale di Chieti nei confronti del titolare di un bar reo di aver installato ben quattro telecamere nel proprio bar-gelateria, disponendole in svariati punti strategici, connesse a uno schermo, al fine d’avere pieno controllo su tutti i luoghi in cui i dipendenti svolgevano le proprie mansioni.  Telecamere a circuito chiuso, si badi bene, e non certo in trasmissione live sui social.  Ed a nulla è valsa la giustificazione fornita dal titolare che aveva precisato come alla base dell’installazione ci fosse l’intenzione di tutelare il patrimonio aziendale. Se ciò vale per un bar… figuriamoci per un Comune ed per i suoi dipendenti.

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