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Trasparenza e merito: “Uni-PoliME: la nomina UOC e il cambio di settore del docente, se la pezza è peggio dell’abuso stesso”

Uni-PoliME: la nomina UOC e il cambio di settore del docente, se la pezza è peggio dell’abuso stesso

Uni-Policlinico Messina: la nomina del direttore UOC di Medicina fisica e riabilitativa e il cambio di settore scientifico del docente, se la pezza messa per coprire è peggio dell’abuso stesso

 

2 maggio 2021

In un articolo del 13 novembre 2020 sul “Fatto quotidiano.it” dal titolo Università: perché in Sicilia i rettori hanno potere sulle nomine della sanità scrivevamo che in Sicilia può accadere benissimo che alcune norme nazionali di controllo e garanzia, che dovrebbero certificare la legittimità delle strutture sanitarie universitarie e la loro aderenza ai principi fondanti del Sistema sanitario nazionale, non valgano più, e che un protocollo d’intesa siglato in tempo di “lockdown”(3 aprile 2020) tra un assessore regionale alla Sanità (Razza, recentemente dimessosi) ed i rettori universitari (di Catania, Messina e Palermo) possa tranquillamente non tenerne conto.

 

Ed ancora – ricordavamo nel pezzo – può capitare che un rettore possa dare una interpretazione delle leggi del tutto personale e arrogarsi un diritto di nomina che non gli compete esclusivamente, quando dovrebbe toccare invece al direttore generale dell’azienda ospedaliera. Per esempio – sottolineavamo – il protocollo d’intesa siciliano non rispetta la normativa nazionale perché prevede, per la nomina dei commissari che dovranno selezionare gli aspiranti candidati a dirigere la UOC (i direttori delle Unità operativa complesse), una valutazione fondata solo sul settore scientifico disciplinare al quale essi afferiscono e non considera, invece, criteri fondamentali che qualifichino le loro competenze clinico-gestionali nella disciplina ospedaliera. In poche parole, il commissario viene scelto non sulla base della afferenza ad una determinata specialità clinica e della comprovata competenza medica ma sulla base di un teorico settore scientifico disciplinare (che prende in considerazione solo l’attività didattica e di ricerca, magari sperimentale), compromettendo la correttezza e l’affidabilità del procedimento valutativo ma soprattutto mettendo a rischio la salute e la vita dei pazienti, il diritto dei cittadini ad avere, nelle strutture di ricovero affidate alle università, un’assistenza sanitaria qualificata, fondata sulla presenza di responsabili di struttura selezionati correttamente sulla base del merito e competenti nella pratica clinica. In particolare, in tempo di “emergenza Covid”,si tratta di problematiche che toccano da vicino la vita e la salute delle persone e vanno ben oltre la questione delle assunzioni nelle università e nei policlinici. Desta enorme sconcerto il fatto che il ministero della Salute non sia ancora intervenuto, essendo nei suoi poteri, per ripristinare la correttezza degli atti.

 

Nell’articolo successivo, pubblicato il 15 novembre 2020, dal titolo Nomine nella Sanità. Scirè: “Un rischio assegnare troppo potere ai rettori delle università” andavamo oltre: “Può incredibilmente accadere che, in un iter concorsuale dove era presente la sola istanza di un docente, cui è stata affidata la direzione della UOC, attenendosi al “curriculum vitae” di quello stesso docente, risulta però che non solo non sarebbe in possesso dei titoli previsti dalle norme sanitarie come obbligatori per assumere la direzione di una UOC, ma addirittura non soddisferebbe quanto previsto dall’art 9 comma 6 degli stessi nuovi protocolli. Questo perché il suddetto docente non risulta appartenere nemmeno al “settore scientifico disciplinare di riferimento”, come espressamente richiesto dalla norma, nonché dal regolamento aziendale e dal bando”. E proseguivamo, avvisando l’opinione pubblica: “A questo proposito, l’associazione “Trasparenza e Merito” si augura che, alla luce delle criticità (illegittimità?) emerse e alla luce delle determinazioni prese dal rettore dell’ateneo di Messina, il ministero della Salute e il ministero dell’Università possano assumere una iniziativa rapida ed efficace, in maniera da fare chiarezza sulla legittimità degli atti compiuti da pubblici ufficiali nel pieno delle loro funzioni all’università e all’azienda ospedaliera universitaria di Messina. Qualora ciò non accadesse, sarebbe bene che fosse la magistratura ad accertare il corretto svolgimento dei fatti sopra menzionati”.

 

A seguito di ciò venivano presentate da alcuni docenti precise e circostanziate denunce alla Procura della Repubblica di Messina sui fatti in questione. Ma non basta. In una successiva lettera aperta, datata 20 marzo 2021, inviata via pec all’ateneo di Messina e pubblicata sul sito dell’associazione, oltre che su alcuni quotidiani locali, rivolgevamo al rettore Cuzzocrea, tra le altre, una domanda precisa, alla quale ad oggi non abbiamo avuto alcuna risposta. La riproponiamo oggi per rinfrescargli la memoria: “Lei ha autorizzato la nomina di un direttore di UOC in Medicina fisica e riabilitativa non in possesso, al momento dell’espletamento del concorso e del conferimento dell’incarico, dei titoli previsti dalle norme sanitarie e del requisito previsto dai protocolli di intesa tra regione siciliana e atenei siciliani e dal bando stesso, ovverosia l’appartenenza al settore scientifico disciplinare di riferimento. Tra l’altro Lei, nella stessa tornata concorsuale, ha approvato l’esclusione dalla partecipazione come candidato alla direzione di un’altra UOC un docente proprio perché non appartenente al settore di riferimento. Perché ha utilizzato due pesi e due misure?”.

 

Ed eccoci all’oggi. La vicenda acquista un nuovo capitolo che chiama in causa non più responsabilità dei singoli docenti o del singolo rettore ma di altri gruppi e organismi istituzionali, quindi ancor più grave da un punto di vista pubblico. Intanto ricapitoliamo le date del percorso di nomina del direttore della UOC di Medicina fisica e riabilitativa. La delibera è del 23 giugno 2020, dunque appena successiva alla firma dei famosi protocolli d’intesa. A quella data – un fatto ormai certo appurato, incontrovertibile – il prof. Bruschetta apparteneva al settore scientifico disciplinare M-EDF 02 Metodi e didattiche delle attività sportive mentre per dirigere la UOC suddetta occorreva appartenere al settore scientifico disciplinare MED 34, appunto Medicina fisica e riabilitativa.

 

Va fatta una piccola premessa. Il passaggio di settore scientifico disciplinare da parte di un docente è regolato da note di indirizzo del ministero della ricerca e della università (MUR), da norme locali (un apposito regolamento emanato dalle singole università) e dalle determinazioni del Consiglio universitario nazionale (CUN), un organismo consultivo formato da docenti dei diversi settori scientifici, sulla base della “produzione scientifica dell’interessato oppure il possesso dell’Abilitazione scientifica nazionale nel settore concorsuale in cui il docente chiede di essere inquadrato”.

 

Il primo passaggio è la richiesta da parte del docente che chiede il cambio di settore, documentata da curriculum vitae, elenco delle pubblicazioni scientifiche, elenco dei corsi di insegnamento tenuti negli ultimi cinque anni accademici. Il passaggio successivo è l’acquisizione del parere motivato del dipartimento cui afferisce il docente. Poi l’istanza passa al senato accademico che esprime il proprio parere. In questo caso il parere positivo del senato risulta in una delibera del 15 dicembre 2020, ma nulla è dato sapere sulle motivazioni in quanto nella pagina web dell’università di Messina dove solo recentemente sono stati pubblicati i verbali dei vari punti all’ordine del giorno di quella riunione manca purtroppo proprio il verbale del punto XVIII dell’odg: “Richiesta di passaggio ad altro settore concorsuale / settore scientifico disciplinare”. La richiesta, supportata dal parere positivo del senato accademico, viene quindi trasmessa al CUN per il parere che, secondo il regolamento in vigore nell’università di Messina, è obbligatorio e vincolante, qualora la mobilità riguardi settori scientifico-disciplinari appartenenti a macro-settori concorsuali diversi, come è appunto il caso del prof. Bruschetta.

 

In questi giorni è stato possibile verificare, sia sul sito web Cineca, nella sezione “Personale Docente”, sia sul sito web di UniMe, che il prof. Bruschetta viene indicato come professore ordinario del settore Med/34 e non più SSD M-EDF/02. Si deve ritenere, dunque, che il CUN abbia espresso parere favorevole anche se manca sul loro sito la pubblicazione del parere e delle motivazioni. Sembra inoltre che il Presidente del collegio dei professori del settore Med/34 -Medicina fisica e riabilitativa abbia manifestato al CUN le criticità della posizione del prof. Bruschetta riguardo la sua afferenza al SSD MED/34 che vanificherebbe completamente i criteri di valutazione considerati per l’ASN (Abilitazione scientifica nazionale). Infatti, come risulta dal curriculum vitae del docente in questione, il prof. Bruschetta non possiede l’idoneità per professore ordinario nel settore Med/34 e non ha altresì una adeguata attività scientifica e didattica nello stesso settore (ha, piuttosto, una produzione scientifica che spazia tra anatomia, istologia, medicina dello sport, neuro-radiologia, materie che ben poco hanno a che vedere con la specificità della Medicina fisica e riabilitativa).

 

Sulla base di quanto esposto e di quanto prevede lo stesso regolamento di mobilità tra settori scientifico disciplinari dell’ateneo di Messina è veramente sorprendente, anzi sconcertante, che il consiglio di dipartimento prima, ed il senato accademico poi, abbiano potuto produrre il parere positivo da trasmettere al CUN. Ed ancora più incredibile il fatto che il CUN, a meno di smentite pubbliche e ufficiali che ci attendiamo vivamente, lo abbia concesso senza effettuare alcun controllo (avrebbe infatti dovuto attingere informazioni direttamente dal curriculum vitae, dalle pubblicazioni scientifiche e dall’elenco degli insegnamenti che il prof. Bruschetta ha allegato alla istanza).

 

Permettere in questo modo disinvolto a singoli atenei (e dipartimenti) di procedere a scelte di mobilità tra settori scientifico-disciplinari, senza il rispetto degli stessi regolamenti di sede o seguendo criteri non coerenti con le norme nazionali di reclutamento e di valutazione della produzione scientifica dei docenti – ci riferiamo alla ASN – potrebbe arrivare a minare il prestigio e la credibilità dell’intero sistema universitario italiano. E questo sarebbe un fatto gravissimo, considerando il precipuo ruolo istituzionale esercitato dal CUN.

 

Aggiungiamo che gli atti posti in essere dal rettore, dal senato accademico, dal dipartimento di scienze biomediche e dal CUN, successivi alla ratifica dei protocolli d’intesa (in contrasto alla normativa nazionale), successivi alla nomina del direttore della UOC in questione, rappresentano una pezza messa rispetto ad irregolarità che aggravano ancora di più la posizione dei soggetti in questione.

 

Per questa ragione, dopo aver denunciato pubblicamente in articoli di giornale e sul sito dell’associazione, preso atto delle diverse denunce depositate in Tribunale da alcuni docenti e del perdurante silenzio dei due ministeri competenti e della classe politica tutta, auspichiamo che la Procura avvii indagini per accertare la eventuale sussistenza di violazioni penalmente sanzionabili.

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