La Fauci, ORAMESSINA: “L’odissea di un bimbo positivo, separato dalla famiglia e trasferito a Catania”.

La Fauci, ORAMESSINA: “L’odissea di un bimbo positivo, separato dalla famiglia e trasferito a Catania”.

 

12 maggio

La segnalazione di una famiglia positiva al Covid diventa utile per andare alla ricerca di necessari chiarimenti da parte dell’Asp e dei vertici ospedalieri delle strutture cittadine. E’ quanto racconta Giandomenico La Fauci, consigliere comunale di ORAMESSINA: “Una famiglia – formata da madre, padre e figlio di 8 anni – è risultata positiva. Il protocollo è stato seguito alla lettera, fino alla negativizzazione dei due genitori, discorso diverso per il piccolo che, invece, risultava ancora positivo. Nei giorni della sua positività, però, il bambino è stato colto da un malore improvviso che ha portato a sintomi preoccupanti per i genitori, come la presenza di sangue nel vomito.  Immediatamente è intervenuto il 118 per un primo soccorso, ma la positività del bambino ha aperto a una discussione.
Infatti, per disposizioni aziendali nessun pronto soccorso di Messina e provincia è abilitato all’accoglimento di positivi in condizioni non critiche. Il bambino, compresi i parametri vitali stabili, veniva disposto il trasferimento a Catania, città dove il pronto soccorso è stato adeguato all’accoglimento di pazienti positivi in condizioni non solo critiche. Nella mia posizione di consigliere comunale, allora, mi trovo costretto a porre delle semplici domande. Dopo un anno e mezzo, perché i pronto soccorso della nostra provincia non sono stati adeguati al ricevimento di pazienti positivi non critici? Qual è la motivazione alla base di questa scelta? Semplici domande, che servono a capire. Il trasferimento a Catania, infatti, non può essere ritenuto facile o rapido, viste anche le condizioni – i lavori su tangenziale e autostrada spiegano tutto – delle vie di collegamento. Possibile che una città metropolitana come Messina non sia stata capace di adibire uno dei suoi poli ospedalieri per questo tipo di pazienti? Le mie, ripeto, sono semplici domande ma che pretendono risposte. Perché i cittadini hanno il diritto di sapere, di capire, così da non restare sorpresi in casi come quelli che vi ho raccontato. Mi voglio mettere nei panni anche dei medici che devono dare a famiglie preoccupate notizie del genere. Le strutture di Catania, per qualcuno, potranno non essere così distanti, ma in caso di un improvviso peggioramento chi si prenderà la responsabilità di certe scelte?”.

 

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