GAMING – WARZONE: la lezione “anti cheat” di un gruppo di studenti di un ateneo italiano

GAMING – WARZONE: la lezione “anti cheat” di un gruppo di studenti di un ateneo italiano

 

20 maggio

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, e crediamo non siano in pochi, se non “del mestiere“, con la definizione “cheater” ci riferiamo a colui che usa dei sistemi informatici non leciti per ottenere risultati non possibili da conseguire con le proprie capacità in videogiochi in modalità multiplayer.

Sistemi come il wallhacking ad esempio, che permette di avere una sorta di vista ai raggi X o la possibilità di una mira automatica, la cosiddetta “aimbot” che consente di abbattere i propri nemici con massima velocità e senza dover mirare, gli UAV o le maschere antigas “perenni”. Insomma, tutta una serie di scorrettezze che non permettono, agli onesti, di avere un’esperienza di gioco come dovrebbe essere e come è stata concepita dai creatori di uno dei giochi più cliccati del mondo.

Quello che viene maggiormente rimproverato dai giocatori ad Infinity Ward, soprattutto dagli streamers su Twitch che si trovano sempre più spesso davanti i famigerati cheaters è di non aver preso le giuste e tempestive contromisure. Ciò, anche se la software house ha annunciato continui aggiornamenti al fine di spiazzare gli hacker che creano e mettono a disposizione dei disonesti questi mezzucci infimi per aggirare l’incapacità di giocare dei giocatori disonesti. Sistemi ed aggiornamenti che però non sembrano aver risolto alcunché, dato che la schiera di cheater continua a proliferare on line. Neanche il sistema di matchmaking che in base alle segnalazioni permetterebbe di associare i cheaters ed alla fine farli giocare solo tra loro. Il rischio è che in questa black list ci finisca anche qualche incolpevole.

E allora? Un gruppo di studenti di un ateneo italiano, appassionati al mondo dell’informatica, hanno di fatto svelato una triste verità. Analizzando i dati di 7 ore di partite effettuate da un utente, Kadavr, ha dichiaratamente e provocatoriamente utilizzato i sistemi di cheating al solo fine di sconfiggerli, sono riusciti a sviluppare un algoritmo che filtra i nomi degli utenti rispettando dei comandi pre-impostati  e così facendo hanno realizzato una sorta di modello di anticheat che sembra rispondere bene ai test effettuati.

Activision, Infinity Ward hanno intenzione di usare il modello? Non è dato saperlo, ma certo è che nelle condizioni in cui WARZONE è giocabile attualmente, infestato da chi trova scorciatoie per esibire risultati no meritati, rischia di perdere utenti, come è accaduto proprio con chi utilizza il gioco da PC, piattaforma sulla quale è più facile attivare le scorciatoie informatiche a buon mercato. Ciò nonostante i maggiori streamers impieghino molto del loro tempo a sottolineare come allo stato attuale sia sempre più “avvelenata” l’esperienza di un gioco straordinario come Warzone, per colpa del cheating.

 

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