VIDEO – “Giustizia per mio figlio”. La mamma di Luciano Galletta 18 mesi dopo l’incidente con il mezzo di Messina Servizi

VIDEO – “Giustizia per mio figlio”. La mamma di Luciano Galletta 18 mesi dopo l’incidente con il mezzo di Messina Servizi

 

 

9 ottobre 2021

Chi si ricorda di Luciano Galletta? Sicuramente i suoi cari, i suoi amici, coloro che lo hanno conosciuto e ne hanno apprezzato le doti umane e caratteriali di un giovane di soli 28 anni pieno di speranza e voglia di lavorare e che per lavorare è morto in una notte di ottobre del 2019. Di Luciano si è parlato solo nell’immediatezza dell’incidente, poi su di lui è calato il silenzio.

18 mesi di indagini…

Una via male illuminata, la via Catania, con i lampioni fatti di luci fioche ed insufficienti, oscurati dalle chiome degli alberi; un mezzo di Messina Servizi fermo sul lato sinistro della carreggiata che sarebbe stato non segnalato; Luciano in sella al suo scooter che stava tornando a casa a fine del suo turno di lavoro. Questi gli ingredienti di un incidente mortale che per la cronaca può sembrare un incidente “come un altro”, uno come tanti altri  accadono e che, purtroppo, riempiono le pagine di giornali on line e social ma solo lo spazio di tempo che intercorre tra la pubblicazione della notizia, come una piccola bomba, fino ai funerali. Dopo su questi dolori immensi ed a vita per le famiglie che ne vengono colpite, cala il silenzio, un sipario di indifferenza che fa più male, forse, della stessa perdita, perché la giustizia sembra andare a rilento, troppo, tanto da sembrare negata. E’ quel che è successo per Luciano Galletta. E’ quello che è successo alla sua famiglia condannata all’ergastolo del dolore, a sua madre Pina Irrera che quella sera invece di rivedere il proprio figlio tornare ha ricevuto la telefonata che nessun genitore vorrebbe mai ricevere. Oggi la mamma di Luciano chiede giustizia, oggi come non mai, vista anche la dinamica dell’incidente di quella notte, che apparentemente sembra non offrire alcun dubbio. E allora? Sono passati 18 mesi ed ancora il Tribunale non si è espresso su una chiusura indagini, su eventuali rinvii a giudizio o su possibili archiviazioni. Ma cosa avvenne quella sera del 9 ottobre di 18 mesi fa?

“Mamma che mi prepari? Sto rientrando”

Luciano Galletta stava percorrendo la via Catania in sella al suo scooter. Era da poco passata la mezzanotte, Luciano aveva appena finito il proprio turno di consegne per una nota pizzeria messinese e dopo aver salutato il titolare con il quale aveva uno splendido rapporto, era salito sul suo mezzo, l’unico che poteva riportarlo a casa a quell’ora, per far ritorno dalla sua famiglia. “Mamma che mi prepari? Sto rientrando”. Questo è l’ultimo messaggio, l’ultimo segno vitale di contatto con la sua mamma, prima di morire.

La dinamica dell’incidente

Luciano percorre la via Catania che è particolarmente buia a causa della chioma degli alberi che è troppo folta e mal curata affinché permetta che le già fioche luci dell’illuminazione pubblica possano penetrarla. A fianco di quella strada, a Messina, c’è il Gran Camposanto. Non ci sono negozi, è tutto chiuso e nessun altra luce rischiara la strada. Luciano si pone sulla corsia di sorpasso per superare una vettura ma qualcosa gli si para davanti all’improvviso… Un ostacolo improvviso, non segnalato.

Non ha il tempo di frenare nè di gridare Luciano. Può solo cercare di evitarlo ma è troppo tardi. L’ostacolo è un camion cassonato di Messina Servizi, la società comunale che svolge il servizio di raccolta di rifiuti e di manutenzione del verde pubblico. In quel momento, è appena passata la mezzanotte, sei operai della azienda municipale, stanno pulendo lo spartitraffico da erbacce e cartacce. Ma la zona è buia e nessuna transenna, nessun birillo o luce di segnalazione è posta prima della loro posizione. Almeno le forze dell’ordine ed i testimoni non ne riportano traccia nelle loro relazioni e testimonianze. Luciano si trova davanti il cassone di Messina Servizi, così.. all’improvviso sbucato nel buio di quella che doveva essere una corsia libera, e non può che sbatterci contro.

L’impatto è violentissimo. Lo scooter si frantuma e l’indomani sarà possibile ancora trovare piccoli pezzi del mezzo sparsi ai lati della strada. Luciano sbatte il torace contro il mezzo e finisce lontano dal suo mezzo. Viene soccorso dagli stessi operai di Messina Servizi, che secondo alcune testimonianze al momento dell’impatto si trovavano sul marciapiede alla destra della carreggiata, lato opposto a dove si trovava il mezzo. Interviene la Polizia, la Sezione Infortunistica della Polizia Municipale, il 118. Luciano viene portato in ospedale ma per lui non c’è nulla da fare e morirà poco dopo a causa delle ferite riportate per il violento scontro. Un trauma toracico addominale che non gli lascia scampo.

Le transenne ed i birilli portati via da qualcuno?

 

foto StampaLibera.it

Quindi? Cosa è accaduto quella notte? Chi ha sbagliato? Luciano ad usare il suo mezzo per andare a lavorare, come qualcuno ha avuto il coraggio di dire alla sua mamma? Il mezzo di Messina Servizi era adeguatamente segnalato? Una delle dichiarazioni rese a discolpa di chi aveva il dovere di segnalare e di mettere in sicurezza l’area dei lavori avrebbe riferito di “qualcuno che ha portato via i birilli e le transenne“? Ma quando questo è avvenuto? Mentre gli operai lavoravano 10 metri più avanti? E come mai nessuno di loro se n’è accorto? O la verità è che non sono state rispettate le misure di sicurezza e non era stata posta alcuna transenna.. alcun birillo? Insomma perché è morto Luciano Galletta? Perché si è trovato davanti un mezzo di Messina Servizi fermo nel buio sulla corsia di sorpasso di una strada cittadina male illuminata? Sono questi gli interrogativi ai quali la Magistratura, con il Giudice delle Indagini Preliminari, dottoressa Roberta La Speme, deve rispondere. Ma sono già passati 18 mesi. Sono gli stessi interrogativi che la mamma di Luciano si pone. Ogni notte, ogni giorno, ogni sera a mezzanotte e 35 minuti, l’ora in cui suo figlio è morto.

“Giustizia per Luciano. Perché un figlio non è un giocattolo”

18 mesi… neanche fosse un’inchiesta di mafia. A cosa sono serviti tutti questi mesi? La situazione è già chiara!” dice Pina Irrera, mamma di Luciano. “Quella notte il mezzo di Messina Servizi non era segnalato. Punto. Si vede chiaramente dalle tante foto che ci sono in rete. La strada è buia e prima del camion che ha ucciso mio figlio non c’è un birillo, non c’è una transenna. La strada è libera, ingombrata da un mezzo senza neanche le quattro frecce! Neanche quelle.” continua amara Pina Irrera. Diciotto mesi di indagini che hanno comportato alla famiglia di Luciano altra sofferenza e costi di avvocati non indifferenti.. “Io e mio marito abbiamo dovuto cambiare i due avvocati che avevamo incaricato inizialmente. Non hanno fatto bene il loro lavoro. Avvocati di Santa Teresa di Riva, consigliatici dall’impresa di pompe funebri che ha organizzato il funerale di Luciano. Un funerale dopo il quale sono passati altri 12 mesi di deposito al cimitero per mio figlio…  Abbiamo cambiato quei legali e li abbiamo sostituiti con gli avvocati Antonino Chiofalo e Rosy Spitale che oggi pressano per sapere quando si chiuderanno le indagini. Attendiamo così di sapere se ci saranno rinviati a giudizio, se ci saranno colpevoli o se nessuno avrà colpa di quel che è accaduto. Se nessuno pagherà per la morte di un figlio. Perché un figlio non è un giocattolo! E non si può aggiustare, non si può sostituire.. Noi siamo stati già condannati, all’ergastolo del dolore, senza appello e senza indagini. Adesso attendiamo giustizia!”.

Il giorno del funerale di Luciano Galletta nessun fiore, nessuno si è presentato da Messina Servizi, nessuno da parte del Comune. Già dall’ultimo saluto Luciano è stato lasciato solo con il dolore dei suoi genitori. 

 

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