“Spalma, togli e abbassa”. Le parole cattive dell’affaire Covid in Sicilia

“Spalma, togli e abbassa”. Le parole cattive dell’affaire Covid in Sicilia

 

1 Aprile 2021 – AGI

 “Abbassare”, “spalmare”, “togliere”. Verbi “che danno il senso della “elasticità”, commenta il gip di Trapani, “con cui i dati pandemici vengono trattati dalla dirigente generale del Dipartimento regionale per le Attività sanitarie e osservatorio epidemiologico dell’assessorato della Salute, Maria letizia Di Liberti”, fra i tre arrestati nell’inchiesta sui falsi dati  alla Regione siciliana, nell’ambito della quale è indagato l’ex assessore alla Salute, .

“I valori indicati sembrano totalmente disancorati dalla realtà e lascia sgomenti il modo di fare degli indagati, del tutto dimentichi delle tragedie personali, familiari e collettive che stanno ovviamente dietro quei numeri che avrebbero dovuto essere correttamente accertati e comunicati”.

Secondo la giudice Caterina Brignone, Razza, “nell’apprendere consapevolmente dalla dirigente generale Di Liberti l’elasticità (abbassare, spalmare, togliere) con cui la stessa tratta i dati pandemici ricevuti dalle articolazioni del Servizio sanitario regionale, nulla ha da obiettare, nonostante la loro corretta elaborazione rappresenti, nell’attuale emergenza sanitaria, l’unico strumento valido per adottare idonee misure di contenimento della diffusione del virus Covid-19″. 

Parole ed espressioni come quell’ormai nota “spalmiamoli un poco”, utilizzata da Razza a proposito dei morti di Biancavilla, nel Catanese. Abbassare… togliere… ma anche aggiungere: come nell’intercettazione del 6 febbraio tra Di Liberti e il suo collaboratore Salvatore Cusimano: a fronte di un aumento dei positivi di 836, decidono di aumentare il numero dei tamponi molecolari da comunicare al ministero della Salute.

Così il dato effettivo di 7.993 viene incrementato di ulteriori 3 mila tamponi, per portarlo definitivamente a 10.593, in modo che il risultato definitivo abbia un rapporto percentuale inferiore al 10%. Infatti l’incidenza del 10,45% (836 casi positivi su 7.993 tamponi) con l’aumento di 3 mila tamponi circa, si abbassa al 7,89%.    

L’intento complessivo, per il giudice, è di “giocare”  sul rapporto tra numero complessivo dei tamponi e numero dei soggetti risultati positivi per restare al di sotto delle percentuali giudicate di massimo allarme”. Peraltro, “il progressivo aumento del numero di soggetti positivi costringe a ritocchi del numero di tamponi effettuati tanto consistenti da arrivare a diverse migliaia”.     

Un quadro “a dir poco sconcertante e sconfortante del modo in cui sono stati gestiti i dati pandemici regionali, in un contesto in cui alla diffusa disorganizzazione e alla lentezza da parte degli uffici periferici incaricati della raccolta dei dati si è sommato il dolo di organi amministrativi e politici ai vertici dell’organizzazione regionale”.

E’ “verosimile” e “altamente probabile” che l’alterazione di dati rilevanti “abbia impedito l’adozione di misure di contenimento più severe ed efficaci e, in ogni caso, è stata preclusa ai cittadini la possibilità di informarsi correttamente sulla reale incidenza della pandemia sul territorio e di regolarsi di conseguenza”.

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