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LEZIONI DAL VIRUS – Il virus ha fatto un miracolo: ci ha fatto riscoprire la nostra umanità anestesizzata dalla nostra ridicola certezza di immutabile “normalità”.

Messina, 17 maggio 2020 – di Giuseppe Bevacqua

Chi se lo sarebbe mai immaginato che le sceneggiature dei peggiori film trash degli anni 80 e 90 sarebbero diventati un giorno del 21 esimo secolo vita reale. Che quelle immagini di film come “virus” sarebbero state tutto sommato ridicole rispetto a ciò che avremmo visto e vissuto nel 2020.

Anno bisesto anno funesto. E’ questo il detto: Ma questo è il succo o il fatto è che non ci siamo mai preparati a quanto stiamo vivendo? I governi si sono preparati a crisi atomiche, ad attacchi missilistici, all’arrivo di asteroidi, insomma a grandi attacchi, tutto sommato visibili, dimenticando che l’invisibile intorno a noi era il nostro vero punto debole. Ed è così che siamo capitolati. Il virus, quest’organismo infinitamente piccolo, ha messo in crisi le nostre certezze. Ha evidenziato come avevamo sbagliato tutto: quando abbiamo tagliato la sanità, quando pensavamo che nulla avrebbe potuto cambiare le nostre abitudini, quel minuscolo organismo è riuscito a chiudere le nostre case, svuotare le nostre strade, a farci dubitare l’uno degli altri, a far si che la nostra economia che credevamo gestibile crollasse. Sommando crisi su crisi. Schiacciando la nostra boriosa presunzione di immutabilità.

Il 9 marzo l’Italia si chiude… Cadono così i richiami, comodi, agli allarmismi, che diventano fatti… reali, indiscutibili. Così la notizia è che il virus ci sta uccidendo. Senza pietà. Conosciamo così gli esperti, gli scienziati, che prenderanno il posto della politica e detteranno il nostro modo di vivere. Conosceremo cosa vuol dire distanziamento sociale, quarantena, una parola che avevamo sentito solo nei film e durante gli sbarchi dei migranti… ecco.. tutti noi diventeremo migranti in patria, pericolosi per gli altri, per i nostri parenti.

Marito e moglie avranno paura l’uno dell’altra. I lavori che costringono ad avere contatti con la malattia diventeranno motivo anche di separazione, divorzi, cause legali, sottrazione di minori. L’inferno è ormai in terra. Cominciamo a guardarci con sospetto, quasi in cagnesco: “stai lontano da me” penseremo…

Poi… scatterà qualcosa. Il senso profondo della commiserazione riempirà il cuore dei confinati in casa e scalderà il sacrificio di ognuno. Difenderci da qualcosa di invisibile riunirà l’Italia, il mondo. O quasi… Riscopriremo l’inno d’Italia: del quale ce ne eravamo completamente dimenticati… I balconi diventeranno palcoscenici, le nostri videocamere dei telefonini diventeranno televisioni, radio Londra dai quali diffondere il nostro grido di speranza, i nostri spettacoli gratuiti. Il teatro, l’opera, si trasferirà sui balconi, nelle terrazze, alle finestre e sarà gratuita esperienza aperta a tutti.

Il virus ha fatto un miracolo: ci ha fatto riscoprire la nostra umanità che era stata anestesizzata dalla nostra anestesizzata, anch’essa, certezza della immutabilità della nostra normalità. Ma che si è infranta in un attimo.

A qualcosa allora è servito, oltre che a spegnere, cancellare migliaia di vite umane. A qualcosa è servito. A ricordarci come tutto cambia. A volte in un modo che neanche ci immagineremmo. E che essere pronti a cambiare ed a capire il cambiamento può salvarci la vita.

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