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Contagio da “settimana bianca”: era un dovere morale l’auto isolamento.

Messina, 17 marzo 2020

Partiti l’uno e tornati il 7 marzo. Ben fuori dal varo del DPCM che ha imposto regole ben precisi e non più inviti l’11 di marzo. Dunque fuori da ogni obbligo? Per la Legge probabilmente si, ma per la morale? Coloro che con ogni diritto, in quel momento, hanno avuto l’idea di raggrupparsi e partire per una settimana bianca a Madonna di Campiglio, anche se lontana da zone in quel momento definite rosse, e quindi a rischio contagio, avevano il dovere morale di porsi in auto isolamento. Non solo nell’interesse dei propri familiari e dei propri amici, ma soprattutto per rispetto di tutti i propri concittadini messinesi .

Che siano lavoratori, umili operai, o importanti componenti delle “migliori” famiglie di Messina, che interessino o meno i nomi, resta moralmente gravissimo che ognuno di loro abbia continuato a svolgere la propria professione di medico, avvocato, operaio o altro, avendo contatti con molteplicità di persone. Un dovere etico e morale. Questo principio però sembra essere sfuggito, da quel che si sa.

In questo momento i social e le chat si riempiono di nomi, alcuni altisonanti. Ma i nomi devono interessare a chi si occupa degli aspetti legati al ravvisare in questo comportamento una violazione di legge, un reato, qualunque esso sia, se ve n’è. Alla cittadinanza resta la speranza che questo errore, nato da un gesto normalissimo, come una settimana bianca, ma in un momento che stava diventando sempre più critico, ed ingigantito dal aver sottovalutato il rischio per tutti, non diventi, insomma, la radice di un focolaio che potrebbe aggravare il dramma che che già stiamo vivendo. Qualcuno demandato a farlo si chieda come e chi, a noi basterebbe sapere perché è accaduto.

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