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1 ottobre 2009: quando la montagna crollò su Giampilieri e gli “angeli” vigili del fuoco.

Messina, 1 ottobre – di Giuseppe Bevacqua

Dieci anni. Eppure nessun dolore si è lenito. Le urla di quella sera a Giampilieri, quelle che si richiamavano di casa in casa, richieste di aiuto, di ricerca per i cari scomparsi, quelle di chi non riusciva ad avere ragione della forza del fango che si intrufolava nelle vite di chi poi la perdette, schiacciandole, quelle delle tante chiamate ai centralini del 118, ancora risuonano tra le pendici “addomesticate” di queste montagne che cingono, come in un assedio naturale, Giampilieri.

Questo è il paese che pagò il tributo più grande di vite, affogate, travolte, soffocate dal fango, che si innalzò almeno di quasi due piani sulle case, distruggendo, con le pietre miste a fango, via Puntale, che scomparve in un incavo di terra che sembrò quasi opera della deflagrazione di una bomba.

Quel che ricordo è il silenzio surreale dell’immediatezza dei giorni dopo, il rumore del fango nel quale affondavano le gambe e che sembrava inghiottirti e l’acre ed inconfondibile odore di morte. E ricordo il lavoro incessante dei Vigili del Fuoco, dei volontari, del 118, della Forestale e di tutte le forze schierate in campo che ebbero il pesantissimo compito di estrarre i morti da quella tomba di fango rappreso. Più duro del cemento.

Donne, vecchi, giovani e bambini. Non fece alcun discernimento quella sera la pioggia che staccò un costone di montagna e lo fece scivolare come un fiume di fango in piena sulle case. Se ne portò via 37 di anime. Gli unici angeli che non smisero mai di faticare furono proprio loro, i Vigili del Fuoco, che si sono conquistati, qui a Giampilieri, un posto d’onore nella memoria e nel cuore dei sopravvissuti, di coloro che ancora tremano quando comincia a piovere.

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